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Caccia al rifiuto che vale di più. In futuro sarà la volta del pannello fotovoltaico

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sostenibilità e green planner news
Foto di anncapictures da Pixabay

Quando tutti capiranno che il rifiuto è un valore – non solo economico – forse avremo fatto un bel passo consapevole in avanti. Li terremo da conto? Non li sperpereremo? Li conferiremo correttamente? E magari ci guadagneremo anche…

Intanto, è bene conoscere il mercato e il suo perimetro. Nel 2019 le maggiori 230 aziende del waste management in Italia (raccolta, trattamento, smaltimento e selezione rifiuti urbani) hanno registrato un valore di produzione pari a 11,7 miliardi di euro, con un aumento dei rifiuti gestiti (+6,4%) e degli investimenti (+4,1%), rispetto al 2018.

Insomma, qui la crisi non c’è. Lo sancisce il Was Report di Althesys che, capitolo per capitolo, fotografa il comparto che dire attivo ed energico (sarà anche perché sempre più utility si interessano ai rifiuti) è dire poco.

D’altra parte siamo un popolo che non sta riducendo la produzione di rifiuti. Anzi. Per fortuna l’economia circolare ci dà una mano. E i rifiuti stanno valendo oro.

Forsu in testa. E poi, carta, plastica, metalli, legno, vetro, Raee e Ripa: i maggiori 110 player operanti hanno registrato un valore della produzione di 2,3 miliardi di euro (+4% sul 2018) e un Ebitda di 269,5 milioni (+3% sul 2018).

Così, gli occhi degli addetti ai lavori sono puntati a intercettare nuove nicchie. E tra queste c’è quella dei pannelli fotovoltaici a fine vita che oggi è ancora contenuto, ma che secondo il ceo di Althesys Alessandro Marangoni, economista e coordinatore del report Waste Strategy – esploderà dopo il 2030.

L’evoluzione del mercato – avvisa l’economista che abbiamo interpellato – si dovrà, però, confrontare con un quadro normativo ancora critico a causa di stratificazioni legislative e a misure non del tutto coerenti, con la questione End of Waste, cruciale per il funzionamento della filiera, ancora aperta“.

alessandro marangoni althesys

Di che numeri stiamo parlando oggi e a quali cifre andremo incontro?

Oggi i quantitativi sono ancora limitati, sia per quanto riguarda i pannelli domestici, compresi nei Raee che quelli professionali, cioè relativi ai grandi parchi fotovoltaici. Non sono tuttavia disponibili dati pubblici completi.

Nel 2019 il raggruppamento di Raee R4, che comprende anche (ma non solo) i moduli fotovoltaici, ha raccolto 72.750 tonnellate. In futuro la dimensione è però destinata a crescere enormemente; secondo le stime del Was 2020, dopo il 2030 potremo arrivare fino a 400.000 tonnellate di pannelli fotovoltaici a fine vita, più di tutti i Raee oggi trattati.

L’effettivo sviluppo che avrà il mercato non è, tuttavia, facile da stimare, perché (a parte eventuali modifiche normative), la decisione di dismettere gli impianti al termine del periodo di incentivazione, o dopo alcuni anni, sarà influenzato da diversi fattori, sia relativi allo stato del singolo impianto, che più generali connesse al progresso tecnologico, ai costi di investimento, ai prezzi sui mercati elettrici.

Chi ha in mano ora questo business e chi si sta organizzando?

La gestione dei pannelli fotovoltaici a fine vita vede al 2019 attivi 16 consorzi, di cui 3 operanti in quelli professionali. Questi, a loro volta, si avvalgono di impianti specializzati nel trattamento dei moduli e nel recupero e/o smaltimento dei materiali.

La crescita dei volumi da trattare, che sarà cospicua e concentrata in un arco temporale limitato, supererà ampiamente la capacità di trattamento della filiera, che dovrà essere incrementata considerevolmente.

Indubbiamente è un’opportunità interessante per l’industria del riciclo, ma anche un rischio se l’Italia non saprà rispondere adeguatamente.

C’è una sorta di restart del pannello fotovoltaico?

La velocità del progresso tecnologico, con un consistente aumento della potenza in rapporto alla superficie e della discesa dei costi, rende poco attraente il riutilizzo di pannelli di seconda mano.

Anche lo smontaggio e l’installazione in Paesi in via di sviluppo – a differenza di altri tipi di impianti, come per esempio alcune centrali termoelettriche – non pare molto interessante.

Peraltro, i pannelli oggi vengono in genere dismessi se sono guasti o difettosi, altrimenti è probabile che arrivino almeno al termine del periodo di incentivazione e, dopo vent’anni di avanzamento tecnologico, il riutilizzo di quelli vecchi è improbabile.

Insomma, che fine fa oggi il pannello fotovoltaico e che fine si presume farà nel 2030?

Il pannello è oggetto di un processo di trattamento volto al recupero di gran parte dei materiali che lo compongono. Alcuni di basso valore, come il rottame di vetro, altri, come l’alluminio o i metalli preziosi, più remunerativi.

Le tecnologie costruttive e i materiali possono essere diversi e la separazione, trattamento e riciclo dei materiali non è uguale per tutti. Alcuni tipi di pannelli, poi, contengono anche sostanze pericolose che devono essere adeguatamente trattate.

Il progresso tecnologico e i volumi crescenti porteranno nei prossimi anni a una percentuale di riciclo sempre più elevata, con un bilancio costi-benefici in netto miglioramento.

Peraltro, in alcuni casi, come per le cosiddette terre rare, c’è anche un interesse strategico al recupero delle materie prime.

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