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Il particolato atmosferico non sembrerebbe favorire la diffusione del Covid-19

pubblicato il: - ultima modifica: 7 Gennaio 2021
particolato non favorisce diffusione covid

L’aria delle nostre città non è buona – e bene le farebbe, come dimostra uno studio scientifico, lo sviluppo della mobilità elettrica – ma almeno, così dice il Cnr, l’inquinamento non favorisce la diffusione del Covid 19. Fino a prova contraria….

La situazione dell’aria nelle nostre città è tristemente nota; tra le cause della cattiva qualità di quanto respiriamo ci sono ovviamente le emissioni nocive degli autoveicoli (circa un terzo, insieme ai riscaldamenti e alle emissioni dovute a industria e agricoltura).

Tuttavia, in questo una buona notizia c’è ed è che, secondo uno studio congiunto dell’Istituto di scienze dell’atmosfera e del clima del Cnr e di Arpa Lombardia, pubblicato su Environmental Research, particolato atmosferico e Covid-19 non interagiscono tra loro.

La ricerca ha analizzato le concentrazioni di Sars-CoV-2 in aria nelle città di Milano e Bergamo, studiando l’interazione con le altre particelle presenti in atmosfera e analizzando i dati, per l’inverno 2020, degli ambienti outdoor.

Nello studio sono state stimate le concentrazioni di particelle virali nell’atmosfera delle due città lombarde in funzione del numero delle persone positive nel periodo di studio, sia in termini medi sia nello scenario peggiore per la dispersione degli inquinanti tipico delle aree in studio.

I risultati in aree pubbliche all’aperto mostrano concentrazioni molto basse, inferiori a una particella virale per metro cubo di aria, raccontano i ricercatori.

Quindi, anche ipotizzando una quota di infetti pari al 10% della popolazione (circa 140.000 persone per Milano e 12.000 per Bergamo, valori 10 volte superiori a quelli attualmente rilevati), sarebbero necessarie, in media, 38 ore a Milano e 61 ore a Bergamo per inspirare una singola particella virale.

Si deve però tenere conto che una singola particella virale può non essere sufficiente a trasmettere il contagio e che il tempo medio necessario a inspirare il materiale virale è tipicamente tra 10 e 100 volte più lungo di quello relativo alla singola particella, quindi variabile tra decine di giorni e alcuni mesi di esposizione outdoor continuativa. La maggiore probabilità di trasmissione in aria del contagio, al di fuori di zone di assembramento, appare dunque essenzialmente trascurabile” commenta Daniele Contini, ricercatore del Cnr-Isac di Lecce.

La probabilità che le particelle virali in atmosfera formino agglomerati con il particolato atmosferico pre-esistente, di dimensioni comparabili o maggiori, è trascurabile anche nelle condizioni di alto inquinamento tipico dell’area di Milano in inverno – conclude Franco Belosi, ricercatore Cnr-Isac di Bologna – È possibile che le particelle virali possano formare un cluster con nanoparticelle molto più piccole del virus ma questo non cambia in maniera significativa la massa delle particelle virali o il loro tempo di permanenza in atmosfera. Pertanto, il particolato atmosferico, in outdoor, non sembra agire come veicolo del coronavirus“.

Il Covid-19 non deve fare da scusa per allentare la lotta all’inquinamento atmosferico

Non è quindi questo il momento di allentare l’impegno verso la riduzione dell’inquinamento causato dal traffico veicolare. Per Legambiente Lombardia, in particolare, non bisogna abbassare la guardia sull’inquinamento prodotto dai motori diesel.

Anzi, è necessario non continuare con la politica delle proroghe ma bisogna avere il coraggio di fermare i diesel Euro 4 che, in Lombardia, sono oltre 670.000 (quasi 52.000 solo nella città di Milano).

Le ordinanze regionali che prevedevano il blocco per le auto più inquinanti erano in programma dal 1° ottobre scorso, ma a causa dell’emergenza sanitaria in corso, hanno subìto uno slittamento a gennaio 2021.

L’accordo sul blocco degli Euro 4, firmato dal Ministero dell’Ambiente e dalle quattro Regioni che fanno parte del Bacino Padano (Piemonte, Lombardia, Emilia-Romagna e Veneto), puntava a ridurre l’inquinamento e dimostrare l’impegno italiano alla Commissione Europea – ricordiamo che l’Italia ha subito un’infrazione a causa della pessima qualità dell’aria e della mancanza di interventi per risolvere il problema.

Per lo slittamento, denuncia Legambiente, non è stato tuttavia comunicata la data limite: nei mesi scorsi era stata preannunciata la data del 1° gennaio per Veneto e Piemonte, mentre Lombardia ed Emilia-Romagna avevano preannunciato il blocco a partire dall’11 gennaio 2021. In queste ore però le regioni interessate chiedono nuove deroghe.

Per la presidente di Legambiente Lombardia Barbara Meggettoil superamento dei limiti di ossido di azoto e di polveri sottili ci ha accompagnato nei mesi scorsi anche in situazioni di traffico ridotto. Basta incentivi, basta deroghe e proroghe. La pandemia non deve farci perdere di vista la crisi ambientale e climatica, la salute e il benessere delle persone sono più importanti“.

La mobilità elettrica farebbe bene all’aria delle nostre città

Un grande aiuto al miglioramento della qualità dell’aria delle nostre città potrebbe arrivare – sembra quasi banale affermarlo – da una maggiore penetrazione della mobilità elettrica nel nostro Paese.

Si può però passare da una sempice sensazione a dati di fatto verificati e simulati scientificamente; come ha fatto il Cnr-Iia – Istituto per l’Inquinamento Atmosferico – in collaborazione con Motus-E, l’associazione per lo sviluppo della mobilità elettrica in Italia, che ha valutato dispersione in atmosfera e ricaduta al suolo degli inquinanti primari e il loro impatto emissivo in cinque città italiane attraverso due scenari ipotetici.

Il risultato mostra chiaramente che ci potrebbero essere significativi miglioramenti della qualità dell’aria nelle città italiane con il crescere della diffusione della mobilità elettrica.

Lo studio – attraverso il modello di simulazione Adms (Advanced Dispersion Modelling System) – Roads – ha preso in considerazione due scenari prospettici, rispettivamente al 2025 e al 2030, del parco veicoli circolante attuale – trasporto privato, logistica dell’ultimo miglio e trasporto pubblico Locale su gomma – a Torino, Milano, Bologna, Roma e Palermo, analizzando i flussi di traffico reali su dati forniti dalle stesse amministrazioni.

Gli scenari elaborati dallo studio del Cnr hanno messo in conto la percentuale di penetrazione delle tecnologie ibride plug-in/elettriche sul parco veicolare circolante considerando contemporaneamente la riduzione delle percentuali relative alle tecnologie a combustione interna quali benzina e diesel.

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