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Chef stellati e pescatori, insieme per la sostenibilità del settore ittico

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taste the ocean - sostenibilità pesca
Foto di Stavros Kallis da Pixabay

La pandemia ha imposto un prezzo molto elevato al comparto della pesca. Sia la Commissione europea, sia i rappresentanti del settore ittico nel nostro Paese, hanno individuato nella sostenibilità una delle risposte più efficaci a una situazione economica non facile e alla riduzione degli stock ittici. Lo afferma anche il Crea

C’è l’italiano Christian F. Puglisi, il cui Relæ, prima di annunciare la chiusura il 10 settembre scorso, ha fatto in tempo a ottenere l’Organic Denmark – una delle più prestigiose certificazioni bio del mondo – e a vincere il Sustainable Restaurant Award.

Sul podio anche Joan Roca, chef di El Celler de Can Roca a Gerona che, per due volte, ha vinto il titolo come miglior ristorante del mondo.

E poi il belga Sang Hoon Degeimbre, famoso perché disegna le sue ricette prima di cucinarle e perché il suo ristorante è circondato da 5 ettari di terreni che producono quasi tutta la frutta, la verdura e le specie che gli servono per cucinare.

Sono tre dei nove chef di fama mondiale che hanno deciso di partecipare a Mare in bocca – Taste the Ocean, una campagna promossa su Facebook e Twitter dalla Commissione europea che ha l’obiettivo di sensibilizzare i consumatori a consumare pesce e molluschi, pescati e allevati, in maniera sostenibile.

L’overfishing, insieme all’inquinamento, all’introduzione di specie aliene, al riscaldamento globale e all’acidificazione degli oceani, è infatti uno dei principali responsabili dell’impoverimento delle riserve ittiche, a cui occorre dare con urgenza risposte che puntano sulla sostenibilità dei metodi di pesca e degli stili di consumo.

Nei prossimi tre mesi, le nove star della cucina internazionale presenteranno sui social le loro ricette, preparate usando solo pesci e frutti di mare catturati e allevati in modo corretto, rispettando le stagionalità e privilegiando i prodotti locali.

E proprio la sostenibilità è una delle strategie su cui il settore ittico italiano ha puntato per rispondere al Covid. Come emerge infatti dal rapporto L’emergenza Covid-19 e il settore ittico italiano: impatto e risposte, elaborato dal Crea, pesca e acquacultura sono state messe a dura prova dalla pandemia e dalle misure emergenziali che, per diversi mesi, hanno imposto il blocco delle attività o le hanno fortemente limitate.

Il rapporto evidenzia come, oltre alle misure varate dalla Commissione europea e dal governo, che hanno predisposto fondi appositi e semplificazioni per gli operatori, si sia registrato un adeguamento dell’offerta a una domanda che, giocoforza, è cambiata.

Da un lato, i lockdown e le misure sanitarie hanno infatti creato difficoltà nei trasporti e nella logistica, portando a un drastico calo della richiesta di prodotti ittici freschi da parte della ristorazione collettiva.

D’altro canto, si è però verificato un incremento dei consumi domestici, che ha generato innovazioni nelle modalità di commercializzazione, con le vendite dirette sulle banchine, le prenotazioni e gli acquisti online, le consegne a domicilio.

I curatori dello studio, che pure sottolineano come sia ancora presto per dire se queste innovazioni si tradurranno in cambiamenti permanenti, evidenziano come si tratti di misure che puntano soprattutto sulle filiere corte e la stagionalità del pescato.

Tra le esperienze più interessanti vengono infatti citate nel rapporto quelle basate sugli approcci Clld (Community-Led local development), che puntano cioè a rafforzare le reti comunitarie e locali.

Esemplari in questo senso le esperienze del Gal Ponte Lama, che tra Bisceglie e Trani ha scommesso sulle filiere corte e sulla valorizzazione di forme di turismo slow, del Flag Basilicata Coast to Coast, che, con il motto Solidarietà alimentare a miglio zero, si è impegnato per sostenere le fasce della popolazione in difficoltà economica, o ancora del Flag Isole di Sicilia, che oltre a promuovere la pesca-turismo e l’itti-turismo, ha avviato un progetto dedicato all’individuazione e alla raccolta del marine litter – i rifiuti abbandonati – lungo le coste e le spiagge.

Anche in questo settore la sostenibilità si conferma quindi una delle leve fondamentali per reagire agli shock congiunturali e dare prospettive di crescita e occupazione nel medio e lungo periodo, nel rispetto dell’ambiente e delle tradizioni locali.

(testo redatto da  di Simone Gandelli)

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