Home Agricoltura 4.0 Integratori a base di aloina: la Commissione europea dice stop

Integratori a base di aloina: la Commissione europea dice stop

pubblicato il:
stop integratori a base di aloina
Foto di punnamjai da Pixabay

Stop agli integratori a base di aloina: una misura sproporzionata e discriminante, commenta l’eurodeputato Piernicola Pedicini, che spiega in questo articolo su quali basi è stata presa la decisione che a marzo sarà pubblicata sulla Gazzetta ufficiale dell’Unione europea

L’aloe e i suoi idrossiantraceni, usati come integratori, tornano sul banco degli imputati con sostenitori e detrattori da tutta Europa.

La Commissione europea ha, infatti, adottato un regolamento delegato restrittivo che riguarda le specie botaniche contenenti derivati dell’idrossiantracene, nel quadro di riferimento del regolamento 1925/2006 sull’aggiunta di vitamine e minerali agli alimenti.

Dove sta il problema? Gli idrossiantraceni sono molecole chimiche di origine naturale che vengono impiegate come purganti ma anche, in ambito liquoristico in diversi amari.

Tali sostanze vegetali sono presenti nella senna, rabarbaro, cassia, frangula e soprattutto nel succo di aloe con il suo derivato più abbondante l’aloina. Sul mercato sono presenti in alcuni alimenti e negli integratori alimentari.

La misura della Commissione europea è sostanzialmente una modifica dell’Allegato III del regolamento madre con l’aggiunta delle sostanze: aloe-emodina, emodina, foglia di aloe e dantrone (sostanza sintetica) e tutte le relative preparazioni vengono inserire nella parte A; rabarbaro, senna, frangola e tutte le relative preparazioni vengono inserite nella parte C.

Le sostanze inserite nella parte A vengono vietate, mentre le sostanze inserite nella parte C vengono messe sotto scrutinio, con obbligo per gli operatori del settore alimentare di presentare dati scientifici che dimostrano la sicurezza della sostanza affinché l’intera procedura di rivalutazione si concluda entro 4 anni.

La decisione della Commissione si basa sul parere scientifico che l’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare (Efsa) ha adottato nel 2017, in cui ha concluso che “i derivati dell’idrossiantracene dovrebbero essere considerati genotossici e cancerogeni a meno che non vi siano dati specifici che dimostrino il contrario“, e che “gli estratti contenenti derivati dell’idrossiantracene destano preoccupazioni per la sicurezza, anche se permangono incertezze“.

In base alla misura che entrerà in vigore a marzo l’aloe e le altre sostanze sotto osservazione non potranno più essere utilizzate negli integratori alimentari e negli alimenti a scopo fisiologico e nutrizionale.

Stop agli integratori a base di aloina: il parere dell’eurodeputato Pedicini

Ma, secondo quanto afferma l’eurodeputato Piernicola Pedicini, contrario alla decisione della commissione, questa misura non sarebbe supportata da evidenza scientifica: in sostanza Pedicini, critica come l’Efsa abbia utilizzato i dati e anche i presupposti della ricerca condotta.

Anche l’Associazione Italiana di Tossicologia ha sollevato forti dubbi sulla scienza alla base del processo – commenta l’eurodeputato entrato nella lista dei Verdi Europei – Ma soprattutto critichiamo la gestione del rischio da parte della Commissione europea, inclusi alcuni aspetti procedurali e relativi all’applicazione pratica della misura“.

Nel 2013 l’Efsa  ha emesso un parere, poi confermato anche nel 2017, nel quale si sottolineava che gli idrossiantraceni potrebbero aumentare il rischio di cancro al colon, in quanto tali molecole possono causare danni al Dna.

Di fatto, dal suo punto di vista, cosa sta succedendo?

Penso che la decisione della Commissione sia il risultato di una battaglia tra i vari poteri e interessi industriali. L’intero processo ha i tratti di una guerra commerciale tra Nord e Sud Europa e tra l’industria del farmaco e quella dell’integratore.

L’Italia, con la sua produzione di integratori alimentari a base di piante e altre sostanze naturali, non può rivaleggiare con i grandi gruppi farmaceutici tedeschi. Dal mio punto di vista questa misura è sproporzionata e discriminante.

Quali altri passaggi politici sono previsti?

Noi eurodeputati abbiamo fatto quanto potevamo, cioè supportato un’obiezione formale con la quale abbiamo chiesto di raccogliere maggiori dati.

Purtroppo quest’obiezione non ha raggiunto un numero sufficiente di voti per poter essere adottata, quindi a marzo la Commissione pubblicherà il testo del nuovo regolamento sulla Gazzetta ufficiale dell’Unione europea ed entrerà in vigore 20 giorni dopo.

Politicamente ho denunciato la questione a più riprese e mi impegnerò in questo senso in futuro, anche rispetto alle richieste di valutazione pendenti su altre piante.

Si sta parlando di un mercato trasversale a tutta l’Europa mediterranea?

Il mercato degli integratori alimentari è un mercato europeo. Sicuramente, però, possiamo dire che gli integratori a base di piante sono tradizionalmente patrimonio dei Paesi mediterranei.

In Italia ci sono diverse aziende medio-piccole che producono integratori alimentari o alimenti contenenti aloe-emodina, emodina o estratto dalla foglia di aloe e molti agricoltori che hanno investito nella coltivazione di aloe.

Questo veto sull’utilizzo alimentare produrrà danni economici notevoli.

Come mai solo l’aloe potrebbe essere vietata sin da subito, mentre invece le altre piante purganti sono sotto monitoraggio?

La differenziazione dovrebbe dipendere dal grado di certezza scientifica della valutazione, ma non è così. Sia l’Efsa che la Commissione traggono delle conclusioni definitive nonostante la situazione di incertezza scientifica sui dati epidemiologici.

Inoltre, la valutazione di Efsa identifica potenziali problemi nell’uso prolungato di queste sostanze come lassativi, ma gli integratori alimentari non sono lassativi medicinali.

Si tratta di prodotti che coadiuvano specifiche funzioni fisiologiche, in questo caso il transito intestinale e la digestione. Perciò, dal mio punto di vista, l’intero processo di valutazione della sicurezza di queste piante è oggetto di criticità.

Visto che queste sostanze sono presenti anche nei liquori, come mai si parla di vietarle solo negli integratori?

Quello che sarà vietato è l’utilizzo della foglia di aloe e dei suoi estratti negli alimenti e nelle preparazioni alimentari. La misura è teoricamente applicabile a tutti gli alimenti, ma gli aromi sono esclusi.

Questo è uno degli aspetti che onestamente mi fanno dubitare della buona fede della Commissione. Non solo i derivati dell’idrossiantracene sono contenuti in molte bevande alcoliche, ma anche in ortaggi comuni come lattuga e piselli, e nei farmaci a base di erbe.

Si tratta appunto di una contraddizione irriducibile. Dimostra che le decisioni assunte non rispondono né a una logica coerente né a un reale rischio per la salute pubblica.

Non è possibile stabilire il consumo giornaliero accettabile, invece di vietarne l’uso negli integratori?

A Efsa era stato effettivamente chiesto questo, cioè di stabilire una dose giornaliera sicura, dato che però non è stata in grado di fornire.

Principalmente per la mancanza di dati su quante di queste sostanze assumiamo all’interno della nostra dieta quotidiana e per l’incertezza scientifica nella valutazione di quelli esistenti.

(alla stesura dell’articolo ha collaborato Maria Anna Esposito, esperta di Fitoterapia di greenplanner.it)

Condividi: