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Preservare il suolo: la geofagia spiega il perché

geofagia lemuri madagascar
Foto di Fabio Grandis da Pixabay

Anche gli umani, oltre agli animali, hanno l’istinto di mangiare la terra. Uno studio sulla geofagia dei lemuri spiega il perché di questo istinto atavico. Una conoscenza in più che dimostra come il suolo deve essere tutelato

Si chiama geofagia (dal greco: gé, terra e phageì, cibarsi) la pratica che porta gli umani e in generale tutti gli animali, a ingerire la terra. Sì, avete capito bene: si prende una manciata di terra e la si ingerisce.

L’istinto pare essere primordiale, tanto che viene spesso osservato nei bambini di tutte le culture, ma è una pratica diffusa ancora tra le culture africane o mediorientali con diverse motivazioni: in alcuni Paesi poveri le donne incinte, per esempio, sentendosi carenti di ferro, trovano nel suolo il minerale altrimenti non disponibile sotto altre forme.

Significa quindi che la geofagia è una pratica atavica. E che studiarla può darci delle risposte. È con questo obiettivo che un consorzio di università italiane (tra cui Bolzano, Torino, Bologna, Cattolica di Roma), alcuni centri di ricerca italiani e malgasci e il Parco Natura Viva di Bussolego hanno studiato da vicino gli Indri, la specie più grande di lemuri del Madagascar.

Perché questa specie si nutre di suolo dove troverebbe i nutrimenti – minerali – necessari per integrare la loro dieta a base di foglie, frutti e semi.

Parte delle analisi chimiche e microbiologiche del suolo sono state realizzate dai laboratori di analisi del gruppo di chimica agraria di UniBz con l’équipe di ricerca dei docenti Tanja Mimmo e Stefano Cesco, cui ha collaborato il ricercatore Luigimaria Borruso.

L’ipotesi di partenza, confermata dai risultati delle analisi chimiche e microbiologiche, era che i lemuri ingerissero il suolo perché questo rappresenta un ingrediente imprescindibile della loro alimentazione.

L’analisi dei campioni di suolo prelevati nelle foreste del Madagascar – più precisamente nella foresta di Maromizaha, nella parte nord-orientale dell’isola – e delle feci dell’animale hanno evidenziato in entrambi i casi la presenza di funghi, lieviti e micronutrienti, il che validerebbe l’ipotesi di partenza.

Ovvero, gli indri mangiano la terra per facilitare la digestione. Altri componenti rintracciati – come manganese e ferro – potrebbero essere utili per i processi fisiologici tipici della specie, inoltre il suolo potrebbe agire anche come agente detossificante.

Oltre all’analisi chimica e microbiologica di suolo e feci, il progetto ha previsto anche una parte etologica, durante la quale è stato osservato il comportamento degli indri quando ingeriscono il suolo.

Il gruppo di primati solitamente si muove verso un luogo specifico. Dopo averlo identificato – solitamente vicino a un albero in decomposizione o a uno smottamento – un membro del gruppo scende e inizia a mangiare il suolo, mentre gli altri lo osservano e controllano l’ambiente circostante.

Quando il primo ha terminato, viene avvicendato da un altro componente fino a quando l’intero gruppo ha soddisfatto tale bisogno. Successivamente, per riposare o continuare a cibarsi, il gruppo sceglieva di cambiare luogo.

Le scimmie ingeriscono il suolo direttamente con la bocca oppure raccogliendolo con una mano e introducendolo nella cavità orale. Potenzialmente, questa scoperta può avere un significato molto importante per la conservazione della specie.

Finora i protocolli messi a punto per la conservazione di gruppi isolati in ambienti alterati – e quindi senza funghi, lieviti e micronutrienti contenuti nel suolo di cui si cibano – non hanno consentito agli esemplari di indri di sopravvivere in salute.

Sono necessarie ulteriori ricerche però i risultati del nostro studio fanno riflettere sulla necessità di preservare intatti gli habitat e la biodiversità dei suoli – commenta il ricercatore Luigimaria Borrusola protezione animale dipende infatti anche dal mantenimento della biodiversità del suolo, che può avvenire solo combattendo la distruzione delle foreste. Il suolo non è una risorsa rinnovabile e dobbiamo ricordarci che proteggendo lui, proteggiamo anche noi stessi e tutta la vita che da esso dipende incluse le piante che vi crescono“.

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