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Carburanti alternativi, si può

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In Italia sono sempre più utilizzati carburanti alternativi che, in varia misura, possono dare un contributo alla riduzione delle emissioni di gas serra e degli inquinanti. Facciamo il punto su Gnl, Gpl e biometano con impianti di rifornimento annessi

Secondo l’International Maritime Organization, oltre a emettere circa il 3% dei gas a effetto serra globali, il settore marittimo genera grandi quantità di ossidi di zolfo, ossidi di azoto e particolati.

Le concentrazioni di queste sostanze inquinanti possono arrivare a livelli molto elevati nei porti, dove le navi restano spesso ormeggiate con i motori accesi, contribuendo anche a peggiorare la qualità dell’aria delle città che ospitano le strutture portuali.

Un contributo per migliorare questa situazione può venire, oltre che dall’adozione dei sistemi di propulsione elettrici, anche dalla diffusione di navi e imbarcazioni alimentate a gas naturale liquefatto (Gnl).

È questa l’indicazione che viene da Assogasliquidi/Federchimica, che auspica l’introduzione di tariffe e misure premianti per incentivare la diffusione di mezzi navali alimentati con il Gnl e la costruzione delle infrastrutture necessarie per sostenere questo passaggio.

Oltre che nel settore navale, il Gnl può essere usato anche per alimentare i camion usati per il trasporto su strada, settore in cui Assogasliquidi registra in effetti una crescita significativa dell’impiego di questo combustibile.

A oggi in Italia ci sono 94 stazioni di servizio e 11 depositi destinati al rifornimento dei mezzi leggeri, che vanno a servire una flotta di circa 3.500 mezzi alimentati a Gnl.

Nonostante il rallentamento delle attività imposto dalla pandemia, che ha colpito particolarmente i settori dell’automotive e dell’Ho.Re.Ca, nel 2020 si è registrata una crescita anche per i gas da petrolio liquefatti (Gpl).

Secondo ButanGas, infatti, l’anno passato si è chiuso con una aumento del 3% dei consumi domestici e del 4% della vendita di Gpl in bombole ed è stato caratterizzato anche da un’intensificazione dell’azione di contrasto delle forze dell’ordine alle attività illegali, che si traducono soprattutto in frodi fiscali e nella vendita del Gnl da parte di soggetti non autorizzati.

Come sottolineato anche dalla Strategia italiana di lungo termine per la riduzione delle emissioni dei gas a effetto serra, un contributo effettivo alla lotta al cambiamento climatico e alla decarbonizzazione del sistema dei trasporti può venire dal biometano ricavato a partire da rifiuti organici, scarti agricoli, fanghi di depurazione, residui di verde e potature.

Nel nostro Paese sono già attivi una decina di impianti per la produzione di biometano, e molti altri sono in procinto di essere collegati alla rete.

Tra gli esempi più recenti c’è 2Lng, che ha annunciato l’imminente realizzazione di sei impianti per la produzione di biometano liquefatto nelle province di Brescia, Bergamo e Lodi.

La particolarità degli impianti, che tratteranno scarti agricoli e zootecnici, è quella di liquefare il gas prodotto dai digestori, che può così essere trasportato nelle cisterne per essere usato sia in ambito civile sia come carburante per i trasporti marittimi e terrestri.

Con la diffusione delle bioenergie si realizzerebbe così un modello di economia circolare che, a partire da scarti spesso complicati da gestire, genera un carburante a emissioni di anidride carbonica praticamente nulle e fertilizzanti che possono essere usati in sostituzione di quelli di origine fossile.

Dando nel contempo un contributo importante anche alla creazione di nuovi posti di lavoro, considerato che le ricerche sono concordi nell’affermare che la filiera del biogas-biometano è, tra quelle delle energie rinnovabili, a maggiore intensità occupazionale.

(testo redatto da Simone Gandelli)

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