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Idrogeno e reti 5G per la mobilità pesante del futuro

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Foto di Jarosław Bialik da Pixabay

Parola d’ordine decarbonizzare i trasporti anche quelli pesanti come autocarri e autobus. Le linee guida sono le basse emissioni e l’alta tecnologia

Quando si pensa alla mobilità del futuro, di solito vengono in mente veicoli silenziosi, che non inquinano e che per rifornirli basta collegarli a una presa della corrente elettrica. Visione corretta, ma parziale.

Perché i veicoli che entreranno in servizio nei prossimi anni saranno anche collegati all’Internet of thing che gli consentirà di scambiare informazioni con gli altri mezzi, con le infrastrutture urbane e con i pedoni, con vantaggi in termini di sicurezza, sostenibilità ed efficienza.

Quest’ultimo aspetto è particolarmente rilevante per i mezzi utilizzati per il trasporto pubblico urbano, che si muovono lungo linee e con orari predefiniti.

Tech Bus è una sperimentazione avviata dal Comune di Milano, da Atm e dal Politecnico di Milano, con la collaborazione di Ibm e Vodafone, nell’ambito del Joint Research Lab, una partnership a cui partecipano anche Fondazione Politecnico di Milano, Cciaa Milano, Brembo, Enel X, Pirelli, Solaris Bus & Coach e StMicroelectronics che ha l’obiettivo di sviluppare tecnologie innovative per la mobilità urbana.

Il progetto è incentrato su un filobus della linea 90/91, il cui percorso si snoda in larga misura in una corsia preferenziale dedicata, su cui è stato allestito un laboratorio mobile per sviluppare tecnologie cloud connesse alla rete 5G.

I sensori installati a bordo del mezzo si interfacciano e scambiano informazioni con quelli installati sui lampioni e i semafori disseminati sul percorso e vanno a creare un ecosistema di mobilità cooperativo, che raccoglie dati su possibili ostacoli, sui veicoli in avvicinamento agli incroci e sulla presenza di pedoni e biciclette.

Inoltre, il sistema fornisce ai conducenti informazioni precise sulla velocità necessaria per intercettare i semafori verdi e, nel caso di ingorghi stradali o di ritardi, segnala ai semafori di dare priorità al filobus.

Infine, grazie alla rete di sensoristica installata sulle pensiline Tech Bus consente ai conducenti di sapere quante persone sono in attesa e a queste ultime di avere informazioni sullo stato di carico del mezzo.

La sperimentazione, che durerà due anni, ha l’obiettivo di estendere i sistemi di guida assistita agli altri filobus della linea 90/91, un primo passaggio del percorso verso la guida completamente autonoma.

Quattro ruote pesanti a idrogeno

Nei prossimi anni i veicoli saranno sempre più connessi, ma l’urgenza di oggi è quella di ridurre emissioni e inquinamento. Mewa, azienda che fornisce abbigliamento da lavoro e altri prodotti tessili alle imprese, ha annunciato che per consegnare le sue merci utilizzerà un Xcient Fuel Cell, uno dei primi camion a idrogeno disponibili sul mercato.

Fabbricato da Hyundai, il camion è dotato di un motore elettrico da 350 kW e di 7 serbatoi che possono contenere 32 litri di idrogeno. Con tempi di ricarica compresi tra gli 8 e i 20 minuti, il mezzo ha un’autonomia di 400 chilometri.

Dallo scarico esce vapore acqueo e le emissioni sul ciclo di funzionamento sono estremamente ridotte, considerato che l’idrogeno usato nei serbatoi viene prodotto con elettricità generata da centrali idroelettriche.

L’attenzione all’ambiente e all’innovazione sono sempre più diffuse e sono alla base delle proposte che l’Associazione nazionale autotrasporto viaggiatori ha presentato al governo.

L’Anav rileva infatti come nel Pnrr sia stato dato largo spazio al trasporto pubblico locale, ma non siano state previste misure a sostegno delle linee di bus commerciali, che oggi si articolano su una flotta di oltre 29.000 mezzi.

L’associazione chiede incentivi per il passaggio a sistemi di alimentazione come metano e idrogeno, con cui sostenere la ripresa di un comparto che a causa del Covid ha subito una riduzione del fatturato del 75%.

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