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Il cambio di paradigma della mobilità urbana: serve un bonus mobilità dopo il Covid?

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Il Bonus Mobilità – istituito durante la pandemia per favorire modalità di trasporto più sicure – a cosa è servito realmente? Alcune associazioni di settore se lo sono chiesto e hanno creato un dossier per favorire una discussione sul futuro della mobilità urbana

Ricordate il Bonus Mobilità, istituito dal Governo Conte per favorire in città una mobilità diversa, dolce e sostenibile ma più sicura rispetto ai mezzi pubblici che, in quella fase acuta dell’emergenza sanitaria, ponevano molti dubbi nei viaggiatori.

A cosa è servito realmente il bonus mobilità? Al di là delle sterili polemiche populiste tra fazioni di ultras – quelli che vorrebbero entrare nei negozi in auto e quelli che invece abolirebbero domattina le auto, per sempre – è interessante analizzare con attenzione i pro e i contro di un investimento pubblico dirompente e unico.

Il tentativo di incentivare nelle nostre città una mobilità sostenibile a due ruote è certamente positivo – sia per gli impatti ambientali ma anche per quelli legati al benessere e alla salute individuale – ma apre interrogativi importanti sulla mobilità urbana del futuro.

Come quelli di una convivenza pacifica – e sicura – tra i vari attori, dai pedoni, alle biciclette, ai monopattini fino alle auto e agli autocarri. Si deve quindi tracciare il futuro degli incentivi, per favorire e accelerare la transizione ecologica, ormai indispensabile.

Da queste considerazioni è nato il dossier Biciclette o ciclabilità? Il Bonus Mobilità oltre l’emergenza Covid, realizzato da Assobici – Confesercenti Milano e Legambiente Lombardia che hanno analizzato i motivi che hanno portato all’istituzione del bonus e i risultati da esso ottenuto.

Il dossier parte da Milano, inserita in una delle regioni italiane più vocate alla produzione e alla commercializzazione della bicicletta, la Lombardia, bacino economico importante in uno dei maggiori paesi produttori ed esportatori in Europa, l’Italia.

La Lombardia è la regione italiana con il Prodotto Interno Bici più alto d’Italia (oltre 977 milioni di euro all’anno – fonte L’A Bi Ci della ciclabilità, Legambiente/Legambici 2018).

Da Milano, capitale della bicicletta, può quindi partire un progetto pilota multilivello che apra la strada alla messa a sistema degli incentivi in una logica win-win: un settore produttivo e commerciale all’avanguardia, cittadini più sani e più attivi, che condividono equamente con tutti gli utenti della strada uno spazio pubblico sempre più prezioso.

Gli autori dello studio hanno condiviso con le istituzioni nazionali, regionali e comunali la propria esperienza e le riflessioni maturate durante i giorni del click day, al fine di individuare una futura strategia di messa a sistema del bonus.

Il dossier esplora i maggiori dispositivi europei stabilmente operativi: Regno Unito, Germania, Francia, con un affaccio sui provvedimenti integrativi al Bonus 2020 messi in campo da Regione Emilia Romagna, suggerendo linee guida in cinque semplici punti, e le buone pratiche da adottare in parallelo.

Da qui deve partire una discussione a più livelli, per capire come disegnare, tutti insieme, una mobilità davvero sostenibile che renda le nostre città più vivibili, sane e a misura d’uomo. Sostenendo economia ed esigenze produttive.

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