La data a oggi è quella del 16 giugno. Fino al giorno prima, infatti, il decreto Riaperture ne prevede l’uso al chiuso e sui mezzi di trasporto. Ma ci sarebbe un’alternativa?
Le dobbiamo usare ancora per un po’, almeno al chiuso: sono le mascherine contro il Covid che dobbiamo indossare fino negli ambienti chiusi e sui mezzi di trasporto fino al 15 giugno (fonte decreto Riaperture del 27 aprile 2022).
L’Italia in fatto di mascherine ha probabilmente un primato: sarebbero almeno 46 miliardi quelle utilizzate nel nostro Paese da inizio pandemia a oggi e ben 129 miliardi a livello globale quelle consumate ogni mese, ovvero 3 milioni al minuto (il dato è una stima di Sima, Società Italiana di Medicina Ambientale).
Ai circa 2 miliardi di mascherine utilizzate in Italia dalla popolazione scolastica, a partire dallo scoppio dell’emergenza Covid-19 nel nostro Paese, si aggiungerebbero i 16 miliardi in capo ai lavoratori e una quota stimabile in 28 miliardi per l’utilizzo quotidiano nelle varie situazioni indoor e outdoor dall’inizio dell’emergenza sanitaria, per un totale di 46 miliardi di mascherine.
Tanta roba che spesso finisce dispersa a inquinare strade, campi, falde, mare…
Un recente studio apparso su Environmental Advances ha rivelato come buona parte delle mascherine finisca in acqua (quasi 5.500 tonnellate di plastica ogni anno con una stima ottimistica al ribasso) evidenziando inoltre come una singola mascherina potrebbe rilasciare fino a 173mila microfibre di plastica al giorno negli oceani, con possibili danni da ostruzione in seguito a ingestione ed effetti tossicologici dovuti alla veicolazione di contaminanti chimici e biologici.
Preoccupa inoltre la presenza di frazioni sub-micrometriche, potenzialmente capaci di attraversare le barriere biologiche. E l’Oms ha stimato che 3,4 miliardi di mascherine finiscono ogni giorno nella spazzatura (dato globale), assieme a 140 milioni di kit di test, che hanno il potenziale di generare 2.600 tonnellate di rifiuti non infettivi (principalmente plastica) e 731.000 litri di rifiuti chimici.
Si potrebbe fare diversamente? A questa domanda risponde Alessandro Miani, presidente di Sima.
“Come società scientifica siamo favorevoli al proseguimento dell’utilizzo delle mascherine negli ambienti indoor, ma al contempo abbiamo il dovere di evidenziare che ponendo adeguata attenzione alla qualità dell’aria indoor con semplici (oltre che economici) dispositivi di monitoraggio della CO2 ed eventuale ricorso a sistemi di purificazione dell’aria o ventilazione meccanica controllata (Vmc) è possibile recuperare una fruibilità in piena sicurezza di tutti gli spazi al chiuso o ambienti confinati anche senza usare questi dispositivi di protezione individuale, di cui speriamo di poter fare presto tutti a meno“.
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