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Contenere l’uso dei pesticidi nelle città italiane

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pesticidi in città
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Si può fare a meno dei pesticidi nelle aree urbane? Si può cambiare l’aspetto delle città strizzando l’occhio alla biodiversità? La risposta a entrambe queste domande è sì. Basterebbe volerlo

Il momento storico è particolare, la direttiva europea Sud (Sustainable use of pesticide) del 2009 è in revisione, per aggiornarla alle nuove tecnologie.

Emergono anche indicazioni di ridurre l’uso di sostanze chimiche e di aumentare i terreni basati su coltivazioni biologiche dal nuovo Green Deal e dai programmi dedicati alla Biodiversità e al Farm to Fork.

In Italia, però, le norme che regolano l’utilizzo dei pesticidi sono vecchie di diversi anni; il Piano d’Azione Nazionale per l’uso sostenibile dei prodotti fitosanitari è scaduto nel 2018 e ancora non è stato adottato nessun nuovo piano.

Solo il glifosato è stato bannato in tutto il Paese dalle aree urbane. Tutte le attività per contenere l’uso dei pesticidi nelle in queste zone vengono demandate alle realtà locali, senza un coordinamento centrale.

Al contrario in diversi Paesi del Nord Europa, come Paesi Bassi, Belgio e Danimarca, c’è una legislazione che consente alle autorità locali di agire, fornendo loro supporto informativo e tecnico.

Da noi manca una volontà politica di eliminare l’utilizzo di queste sostanze nei parchi, nei giardini, nelle aree verdi urbane; tutto viene scaricato sulle amministrazioni locali che, spesso, non hanno né risorse umane né economiche per avviare progetti in questo senso.

Pesticidi al bando in città: ecco i Comuni dove lo si fa

A oggi sono circa 50 i comuni italiani che hanno scelto di intraprendere la messa al bando dei pesticidi sul loro territorio e lo hanno fatto entrando nella rete Pan (Pesticide Action Network), che coinvolge oltre 600 istituzioni in più di 60 Paesi nel mondo.

E sono praticamente lasciati soli di fronte a questo problema. Marcos A. Orellana è un relatore speciale delle Nazioni Unite sulle implicazioni per i diritti umani della gestione e dello smaltimento ecocompatibile di sostanze e rifiuti pericolosi che ha visitato l’Italia a fine 2021.

Nella sua relazione ha sottolineato come nel nostro Paese c’è stata una diminuzione dell’uso di pesticidi nell’ultimo decennio, ma ci sono diverse situazioni critiche come il Veneto, specialmente nell’area della coltivazione del prosecco, dove l’uso dei pesticidi è cresciuto sino ad arrivare a un metro cubo all’anno per abitante.

Per quanto riguarda l’uso di sostanze chimiche nelle aree urbane, Orellana segnala come in Alto Adige siano stati trovati residui di pesticidi in un parco giochi per bambini, tra questi anche il Clorpirifos, un pesticida neurotossico che ha un impatto negativo sul neurosviluppo dei bambini.

Questa pericolosa sostanza è vietata nell’Unione Europea, ma l’Italia ha chiesto una deroga per il suo uso. Purtroppo nel nostro Paese sono stati autorizzati all’esportazione pesticidi vietati nell’Unione Europea, una pratica che Orellana ha stigmatizzato nel suo rapporto.

Le autorità italiane hanno affermato che non autorizzeranno più queste esportazioni. Le alternative ai pesticidi, anche quelli autorizzati, ci sono.

La vicina Francia ha adottato una legislazione più stringente in questo settore e sin dal 2017 è vietato l’uso di queste sostanze nei luoghi pubblici. I parchi delle città francesi non sono giungle inospitali, ma piacevoli luoghi di ritrovo.

Inoltre, i cugini d’oltralpe hanno recuperato molta biodiversità, ridisegnando gli spazi verdi in modo da favorire la crescita della flora spontanea, ma al contempo contenendo gli infestanti e i parassiti.

Per raggiungere questo risultato è possibile usare alternative fisiche e biologiche, dalla pacciamatura all’uso di piante tappezzanti autoctone.

Inoltre, scegliendo i prati fioriti come elemento verde si aiutano anche gli insetti impollinatori. Gli esempi di buone pratiche sono innumerevoli, la rete Pan, con l’iniziativa Città libere dai pesticidi, ne ha raccolti tantissimi.

Considerando gli obiettivi di riduzione dei pesticidi presente nei programmi del Green Deal bisogna adottare ulteriori strategie, sperando che il nuovo Piano Nazionale per l’uso sostenibile dei prodotti fitosanitari veda presto la luce.

In ogni caso non c’è da inventare nulla di nuovo, basta copiare dalle esperienze altrui per raggiungere i risultati sperati.

Crediti immagine: Depositphotos

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Maurizio Ferrari Maurizio Ferrari: giornalista professionista, curioso e vuole scoprire sempre come funzionano le cose. Amante della buona tavola, cuoco dilettante con diploma di sommelier. Esperto di comunicazione e fotografo per hobby | Linkedin
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