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Preservare l’Antartide, regione ricca di biodiversità e di acqua dolce

Antarctica Day
Immagine da Depositphotos

Nella giornata di ieri si è celebrato l’Antarctica Day, festeggiando in particolare il Trattato Antartico stipulato nel 1959 con l’obiettivo di stabilire le linee guida per l’utilizzo pacifico delle risorse del continente e per la preservazione di flora, fauna ed ecosistema.

L’Antartide è un’area che chiede cura, ricca di un giacimento di biodiversità, patrimonio dell’umanità e custode della quasi totalità dell’acqua dolce del Pianeta.

Un continente che, con i suoi 14 milioni di chilometri quadrati, rappresenta oggi il più vasto e incontaminato laboratorio naturale per la ricerca scientifica relativamente a oceani e terre, criosfera e forme di vita.

L’attenzione ai suoi cambiamenti, attraverso il censimento dei suoi mutamenti più minuziosi, è l’orizzonte dell’attuale fronte di ricerca. Compresa quella italiana, che alla sfida non si tira certo indietro.

Monitorare lo scioglimento dei ghiacci grazie all’Ai

Noctis – società con sede a Pergola e da oltre trent’anni affermata realtà nel settore dei letti imbottiti 100% made in Italy – è sensibile a un modello di sviluppo consapevole e sostiene un progetto d’intelligenza artificiale per monitorare lo scioglimento dei ghiacci del Polo Sud.

Noctis sostiene dunque Meds, società specializzata nell’utilizzo dell’intelligenza artificiale in ambito cartografico e ambientale. La collaborazione con Ign (l’istituto geografico nazionale del Perù), ha portato a realizzare vari programmi di ricerca, tra cui l’acquisizione di dati plano-altimetrici per valutare i trend di scioglimento dei ghiacciai, lo studio di una specie autoctona di grandi uccelli marini, fino alle acquisizioni fotografiche delle tipologie di licheni antartici.

Salti quantici di spazio e tempo, di dimensioni e relazioni (apparentemente lontane) non lasciano indifferente la dirigenza di Noctis, impegnata da tempo in strategie di sviluppo verso una sostenibilità̀ di prodotto e processi produttivi.

Gli studi avanzano in Antartide anche in altro modo, puntando sulla storia del continente. Due ricercatori del Programma Nazionale di Ricerche in Antartide sono giunti alla base estiva italiana in Antartide – la Mario Zucchelli Station – per poi proseguire per il campo remoto a Cape Hallett, sulla costa del Mare di Ross.

Ricercatori italiani nel continente antartico

Gli scienziati sono Samuele Agostini dell’Istituto di Geoscienze e Georisorse del Cnr di Pisa e John Smellie della University of Leicester (Uk) e fanno parte del progetto Magic coordinato da Sergio Rocchi del Dipartimento di Scienze della Terra dell’Università di Pisa.

I ricercatori raccoglieranno dati sui prodotti delle eruzioni vulcaniche in cui il magma ha interagito con il ghiaccio. Questi dati, integrati da analisi di laboratorio sui campioni raccolti, permettono di ricostruire tipologia, estensione e spessore del ghiaccio presente al momento dell’eruzione.

Si può così ricostruire la storia della copertura glaciale, in particolare in riferimento al periodo geologico caldo del Miocene superiore (circa 10 milioni di anni fa), che rappresenta un periodo critico per prevedere le condizioni ambientali di un prossimo futuro nel caso l‘attuale riscaldamento globale persista.

Nell’area antistante la base italiana Mario Zucchelli nel Mar di Ross – dove ha appena preso il via la 38esima spedizione del Programma Nazionale di Ricerche in Antartide (Pnra), campagna finanziata dal Ministero dell’Università e Ricerca, gestita dall’Enea per la pianificazione logistica e dal Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr) per la programmazione scientifica – si è intanto notata una forte riduzione del ghiaccio marino.

Per la prima volta lo spessore del ghiaccio marino risulta sceso intorno ai 120 centimetri contro una media degli anni passati di circa 200. Il fenomeno, che ha coinvolto anche l’area dove di solito viene tracciata la pista per l’atterraggio dei velivoli recanti personale e materiali, è stato causato, secondo quanto ricostruito dai ricercatori, da diversi e prolungati episodi di vento forte.

La Stazione metereologica Eneide ha registrato attorno ai 75 chilometri orari con numerosi picchi fino a 185. E questo ha portato via il ghiaccio, liberando l’area davanti alla base fino a metà nel mese di agosto.

Quando l’energia solare in entrata diminuisce e la temperatura dell’aria sotto la soglia di congelamento dell’acqua salata (cioè -1,8°C), il ghiaccio per crescere si serve di un processo di formazione prolungato che dura diversi mesi.

Alla riduzione di spessore – che renderà impossibile per tutta la 38esima spedizione effettuare collegamenti intercontinentali atterrando sulla ice-runway – si aggiunge la forte riduzione dell’estensione del ghiaccio marino, messa in evidenza già a fine febbraio 2022 dai dati satellitari che hanno mostrato una significativa diminuzione della copertura di ghiaccio, in netta controtendenza rispetto alle misurazioni iniziate alla fine degli anni ’70 sull’intero continente antartico.

Questo ha portato il capo della spedizione, Gianluca Bianchi Fasani dell’Enea, a prendere accordi con il Programma Antartico Americano per valutare tutte le opzioni possibili e limitare al massimo le conseguenze sulla spedizione.

Al momento stanno deviando sulla base americana di McMurdo, situata a 350 chilometri circa dalla base italiana Mario Zucchelli, parte delle operazioni aeree necessarie a trasportare il personale scientifico-logistico e il cargo necessario.

Inoltre, unitamente ai tecnici dell’Aeronautica Militare, i membri stanno valutando la possibilità di poter utilizzare la pista di atterraggio in ghiaia di Boulder Clay, in fase di completamento delle lavorazioni.

Ovviamente questo si tradurrebbe in un significativo incremento dello sforzo logistico e si cercherà comunque di garantire il corretto svolgimento di tutte le attività programmate.

Un progetto della Commissione europea per la l’analisi del ghiaccio

Intanto si avvicina l’estate australe e riprende così l’attività del campo remoto Little Dome C. Lavorando per due mesi a oltre 3.200 metri di quota sul plateau antartico e con temperature medie estive di -35°C, un team internazionale di 15 persone avrà il compito di iniziare la fase di perforazione profonda del progetto europeo Beyond Epica Oldest Ice.

Nei prossimi anni, grazie all’analisi del ghiaccio prelevato fino a una profondità di 2,7 chilometri, il progetto ricostruirà la storia climatica della terra tornando indietro nel tempo fino a 1 milione e mezzo di anni, alla scoperta delle temperature e della concentrazione dei gas serra del passato: un lavoro fondamentale per gli studi di paleoclimatologia.

Finanziato dalla Commissione europea con 11 milioni di euro, il progetto punta a completare il carotaggio nei prossimi anni ed è coordinato da Carlo Barbante, direttore dell’Istituto di scienze polari (Isp) del Consiglio nazionale delle ricerche e docente all’Università Ca’ Foscari Venezia.

Dodici i centri di ricerca partner, di dieci paesi europei e non: per l’Italia, oltre al Cnr e all’Università Ca’ Foscari, l’Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile (Enea) è incaricata, insieme all’Istituto polare francese (Ipev), del modulo di lavoro relativo alla logistica.

Le attività del progetto Beyond Epica Oldest Ice lavorano in sinergia con il Pnra, il Programma nazionale di ricerche in Antartide, finanziato dal Mur, coordinato dal Cnr per le attività scientifiche e dall’Enea per l’attuazione operativa delle spedizioni.

Il campo di Little Dome C è stato allestito all’interno di un’area di circa 10 chilometri quadrati a 35 chilometri dalla base italo-francese di Concordia sul plateau antartico orientale, uno dei luoghi più estremi del pianeta. La campagna di quest’anno si chiuderà a fine gennaio 2023.

Nella precedente campagna era stato allestito un campo in grado di ospitare per mesi fino a 15 persone e un complesso sistema di perforazione. Ora si riparte dai 130 metri di profondità raggiunti un anno fa per avviare la vera e propria perforazione profonda, con l’obiettivo di scendere di alcune centinaia di metri entro fine gennaio 2023.

I ricercatori saranno in grado di stabilire le concentrazioni dei differenti gas serra, come metano e anidride carbonica, nell’atmosfera del passato, mettendole in relazione all’evoluzione delle temperature.

L’obiettivo è anche per loro raccogliere informazioni sul clima del passato e sui gas serra presenti nell’atmosfera durante la transizione del Medio Pleistocene (Mpt), avvenuta tra 900.000 e 1,2 milioni di anni fa.

Crediti immagine: Depositphotos

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