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Obiettivi di sviluppo sostenibile: le Regioni italiane sono in forte ritardo

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Immagine da Depositphotos

Asvis ha presentato il suo Rapporto Territori 2023 e i dati non sono incoraggianti: quasi tutte le Regioni italiane sono in ritardo rispetto agli Obiettivi di sviluppo sostenibile e mostrano un aumento delle disuguaglianze territoriali.

Asvis – alleanza italiana per lo sviluppo sostenibile – ha presentato il nuovo rapporto che fotografa la situazione, regione per regione, dell’avanzamento verso gli obiettivi di sviluppo sostenibile, indispensabili per procedere con la transizione ecologica ed energetica, soprattutto nel nostro Paese.

Il Rapporto Territori 2023 mostra il percorso dal 2015 a oggi in Regioni e Province autonome, Province e Città Metropolitane riguardo ai 17 obiettivi dell’Agenda 2030 e cosa è necessario fare per poterli effettivamente raggiungere in tempo, riducendo le gravi disuguaglianze territoriali esistenti.

Per il presidente dell’alleanza Pierluigi Stefanini “il Governo italiano deve predisporre urgentemente un Piano nazionale di accelerazione in grado di migliorare decisamente i risultati, molto insoddisfacenti, conseguiti finora dall’Italia, anche per contrastare l’aumento delle disuguaglianze territoriali che il Rapporto evidenzia“.

Il quarto Rapporto sui Territori, infatti, non è positivo e la fotografia che ritorna mostra forti e preoccupanti ritardi nei territori italiani.

L’analisi verte su diversi fenomeni rilevanti per la condizione delle diverse aree del Paese – il governo del territorio e la rigenerazione urbana, le politiche abitative, la decarbonizzazione dei trasporti, il potenziamento dei servizi ecosistemici, il miglioramento della qualità dell’aria, le infrastrutture verdi, l’adattamento dei centri urbani al cambiamento climatico e la prevenzione del dissesto idrogeologico – e avanza varie proposte per realizzare politiche territoriali orientate allo sviluppo sostenibile e al superamento delle forti e crescenti disuguaglianze che caratterizzano il nostro Paese.

Soltanto per due obiettivi – salute ed economia circolare – si registra un miglioramento generalizzato, mentre peggiorano le condizioni di quasi tutte le Regioni per quattro obiettivi – povertà, qualità degli ecosistemi terrestri, risorse idriche e istituzioni – a fronte di una sostanziale stabilità per gli altri.

Eccezioni alla regole ci sono, per esempio Valle d’Aosta e Toscana, mentre tra le regioni che mostrano le peggiori performance si segnalano il Molise e la Basilicata, che presentano arretramenti rispetto al 2010 per ben sei obiettivi.

Aumentano anche le disuguaglianze territoriali: complessivamente, le differenze di performance tra territori crescono per sette obiettivi, diminuiscono solo per due e restano invariate per cinque.

In Italia c’è anche un grande problema legato al dissesto idrogeologico del territorio: nel rapporto si evidenziano infatti oltre 621mila frane censite sul territorio italiano, il 66% di quelle complessivamente rilevate in Europa, con 970 stabilimenti industriali a rischio di incidente rilevante, molti dei quali si trovano in zone sismiche e di fragilità idrogeologica.

“L’attenzione ai rischi naturali e antropici deve diventare centrale nel disegno delle politiche e l’allocazione degli investimenti, a ogni livello, dando coerenza alle decisioni prese su scala nazionale e a quelle degli enti territoriali – spiega Enrico Giovannini – La politica di coesione va reimpostata con l’obiettivo di ridurre drasticamente i divari del Mezzogiorno e raggiungere chiari traguardi al 2030, utilizzando l’Agenda 2030 come riferimento comune.

La scelta del Governo di unificare la programmazione del Pnrr e quella dei fondi europei e nazionali del ciclo 2021-2027 va nella giusta direzione ma deve assumere in modo esplicito, come quadro di riferimento, le Strategie nazionale e regionali per lo sviluppo sostenibile elaborate in questi anni dalle Regioni, anche con l’assistenza dell’Asvis, e superare i suoi tre limiti atavici e ben noti: la mancanza di complementarità con le politiche ordinarie, la polverizzazione degli interventi e la cattiva qualità delle strutture di governo nazionali e regionali“.

La sintesi finale del rapporto è che senza un cambiamento delle politiche, molti degli obiettivi di sviluppo sostenibile non saranno raggiunti; in particolare:

  • tra gli obiettivi a carattere sociale, 14 Regioni e Province autonome hanno la possibilità di ridurre sotto il 9% la dispersione scolastica e 15 di fornire servizi per l’infanzia per il 33% degli aventi diritto. Di contro, in 12 territori la quota di laureati sta diminuendo, allontanandosi dall’obiettivo del 50% di laureati (in età 30-34 anni)
  • tra quelli a carattere ambientale, il 25% di superfice agricola utilizzata (Sau) destinata a coltivazioni biologiche è raggiungibile da 11 territori su 21. Tra gli obiettivi con forti criticità, si segnalano l’efficienza idrica, la riduzione del 20% dell’energia consumata e l’azzeramento del consumo di suolo, per i quali in circa due terzi dei territori la situazione sta peggiorando, fermo restando che nessuna Regione o Provincia autonoma sembra avere la possibilità di raggiungerli entro il 2030
  • tra gli obiettivi a orientamento economico, la copertura della rete Gigabit per tutte le famiglie appare raggiungibile da 18 territori. Al contrario, una situazione critica per la riduzione di rifiuti urbani: in 15 territori, infatti, tale produzione sta aumentando e in nessuna area si registrano miglioramenti significativi
  • tra i temi a carattere istituzionale, si segnala che, nonostante l’obiettivo di ridurre del 40% la durata dei procedimenti civili, in 12 territori su 21 essa sta aumentando, il che rende irraggiungibile l’obiettivo

La presidente dell’Asvis Marcella Mallen invita quindi il Governo “ad attuare subito la nuova Strategia nazionale per lo sviluppo sostenibile, approvata a settembre, che si pone l’obiettivo di migliorare la coerenza delle politiche, sia a livello nazionale, sia tra quest’ultimo e quello territoriale, attraverso un modello di governance multilivello“.

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