Home Pets Vivere con un cane o un gatto epilettico: i consigli del veterinario...

Vivere con un cane o un gatto epilettico: i consigli del veterinario per ridurre lo stress e aiutare i nostri pet

cane epilessia
Immagine da Depositphotos

Il veterinario e docente universitario Ezio Bianchi spiega come convivere con animali domestici affetti da epilessia, un disturbo che può avere un forte impatto emotivo sui proprietari

“È una mattinata normale, stiamo passeggiando con il nostro cane e tutto sembra tranquillo. A un certo punto però succede qualcosa di strano: il cane cade e comincia a contrarsi, a tremare, a muoversi in modo violento. Sembra proprio che stia morendo sotto ai nostri occhi“.

Così Ezio Bianchi, veterinario e professore dell’Università di Parma, specializzato in neurologia, racconta una scena che molti padroni di animali domestici hanno vissuto almeno una volta. Sono tante infatti le persone che si trovano a dover fare i conti con i sintomi dell’epilessia, che spesso colpisce cani e gatti (per il resto sani) in modo del tutto inaspettato. Questa malattia è una fonte notevole di stress anche per le famiglie umane che si trovano a doverla gestire. Solo conoscendo meglio le caratteristiche di un disturbo tanto spaventoso, spiega Bianchi, è possibile combatterlo e tenerlo sotto controllo.

“L’evento coglie il padrone alla sprovvista perché capita spesso a riposo – dice ancora Bianchi – magari mentre la famiglia è sul divano a chiacchierare e guardare la televisione. Il cane o il gatto scende dal divano e inizia a fare delle cose strane, guarda nel vuoto, va a sbattere contro i muri“.

Questi sono gli esordi di una crisi, che capita più facilmente proprio mentre l’animale è rilassato, addormentato o in dormiveglia. Nella fase più intensa, l’animale può anche perdere il controllo della pipì o presentare una forte scialorrea“.

L’epilessia è molto frequente nei cani: nella sua forma genetica è presente in una percentuale di esemplari che varia dallo 0,5% al 20%, a seconda della razza.

Considerando che esistono anche altre cause delle crisi epilettiche, come alcune malattie del cervello, il numero reale di cani epilettici è ancora più alto.

“Se volessimo stimare quanti cani affetti da epilessia ci sono in una cittadina come Parma – aggiunge Bianchi – siamo sui 4-5.000 cani. Quindi ci sono davvero tante famiglie che hanno a che fare con questo disturbo“.

Per quanto riguarda i gatti, l’epilessia di tipo genetico è sicuramente meno frequente.

I felini inoltre presentano spesso crisi più focali (per esempio localizzate solo sul muso, senza coinvolgere tutto il corpo) e meno prolungate; questo insieme di fattori le rende meno visibili e, di conseguenza, meno riconoscibili.

La diagnosi infatti arriva di solito più tardivamente: per esempio, si può pensare che un gatto che sta soltanto perdendo saliva abbia mangiato qualcosa che gli ha fatto male o comunque che abbia un problema di tipo intestinale.

“In generale, sia per i cani sia per i gatti – spiega Bianchi – le crisi più pericolose sono quelle generalizzate e che durano tanto, quindi sui 5 o addirittura 10 minuti. In questo caso, si parla non più di crisi ma di stato epilettico. Un’altra cosa pericolosa sono le crisi molto frequenti, quotidiane, chiamate in termini tecnici a grappolo, anche queste degne di più attenzione da parte di padroni e veterinari“.

Anche le crisi più brevi e meno intense possono però avere conseguenze serie: da una parte, gli animali epilettici sviluppano in alcuni casi anche problemi comportamentali e stati di ansia, anche se questa non è una regola.

“Diciamo che anche se l’animale è incosciente, e quindi non soffre durante la crisi – precisa Bianchi – solitamente capisce che c’è qualcosa che non va subito, o subito prima o subito dopo la crisi. Queste sensazioni possono portare allo sviluppo di tratti ansiosi“.

In più, l’animale può ferirsi durante la crisi andando a sbattere contro oggetti e pareti. Non scende invece sensibilmente l’aspettativa di vita, se l’epilessia è genetica.

C’è poi l’impatto sui padroni: “si tratta di una malattia che ha più conseguenze sulle persone vicine all’animale rispetto a tante altre – dice Bianchi – Innanzitutto sono eventi che avvengono spesso la sera o di notte, peggiorando la qualità del sonno di chi vive co il cane o con il gatto epilettico.

Ogni evento inoltre provoca un grande spavento nella controparte umana: si chiama subito il veterinario, alcuni si mettono a piangere o credono che l’animale sia soffrendo tantissimo o morendo. Eppure non è quasi mai così, è molto raro che una crisi epilettica sia letale, e in generale, come abbiamo già ricordato, l’animale durante l’episodio non è cosciente.

Un’altra fonte di stress è la paura che nasce quando non si è a casa: fino a quel momento l’animale è stato solo senza problemi, ora sembra rischioso lasciarlo ogni mattina per andare al lavoro.

“In realtà, a meno di casi molto gravi, l’animale può restare da solo tranquillamente. Molti per stare più tranquilli però scelgono di allertare i vicini o di installare delle telecamere“.

Anche la difficoltà nel somministrare i farmaci può provocare agitazione nei padroni, come anche il costo di gestione di una malattia che è spesso cronica e richiede visite e acquisti ripetuti.

“Per evitare di andare nel panico, l’aspetto più importante è sapere cosa fare e cosa non fare di fronte a una crisi, che avvenga al nostro cane o ad un altro che incontriamo per strada – spiega ancora Bianchi – anche perché le regole sono poche e molto semplici“.

Durante la crisi e subito dopo è essenziale innanzitutto lasciare l’animale tranquillo – a meno che non si trovi in un luogo pericoloso, come in cima a delle scale – perché qualsiasi stimolo può esacerbare i sintomi.

Altro punto da non dimenticare: non bisogna mai infilare le mani in bocca all’animale, visto che nel cane e nel gatto la lingua non può strozzare l’animale, come accade invece talvolta nell’uomo.

Se possibile, è buona norma anche filmare la crisi o almeno monitorarne la durata, in modo da essere preparati la volta successiva e poter informare il veterinario.

Molti consigliano anche di tenere un diario delle crisi, anche per capire se in futuro, con una terapia, la situazione vada migliorando. Se ci si trova a casa e la crisi dura più di 5 minuti, si possono somministrare benzodiazepine per via nasale o rettale.

“In seguito, è importante portare l’animale da un veterinario specializzato in neurologia – conclude Bianchi – perché bisogna capire se il paziente ha degli altri segni di sofferenza del sistema nervoso. Se ci sono altri danni, infatti, non si tratta in genere di una forma genetica ma di epilessia strutturale, ossia provocata da una malattia.

Attraverso una serie di esami, si può capire anche se la crisi è stata invece generata dall’assunzione di qualche sostanza tossica. Insomma, solo individuando la causa dell’epilessia si possono determinare le cure migliori e assicurare al cane o al gatto una migliore qualità della vita“.

Crediti immagine: Depositphotos

Condividi: