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L’arte di Ugo Ambroggio dà una seconda vita agli oggetti

città: Como - pubblicato il:
ugo ambroggio

ugo ambroggioDalla passione per il recupero e il riuso di oggetti che possono avere nuova vita nasce l’attività di Ugo Ambroggio, fotografo e designer che abbiamo incontrato nel suo laboratorio di Como, dopo aver avuto notizia di una sua mostra dal titolo Design sostenibile, che si è tenuta presso la galleria Manifiesto Blanco di Milano fino allo scorso 8 gennaio.

Nato a Como nel 1963, nella seconda metà degli anni ’80 Ugo Ambroggio abbandona gli studi universitari per dedicarsi al lavoro di fotografo, concentrando la sua personale ricerca nella fotografia di architettura.

Nel 1991 costituisce con un socio lo studio fotografico Aleph, nel quale opera tutt’ora e in questo ambito lavora a una serie di progetti artistici sul territorio lombardo e pubblica le sue foto in diversi libri e riviste.

Ma nel Dna di questo poliedrico artista, fin da quando aveva 20 anni, c’è da sempre la passione per l’archeologia industriale. Prima intesa come soggetto per le proprie fotografie (ingranaggi meccanici di una tessitura di tele metalliche, oggetti e attrezzi per la produzione che avessero avuto una storia, bottiglie, tubi in fibra di vetro, pedali di biciclette, tastiere, macchine per scrivere). quindi come motore immobile per realizzare altri oggetti, quelli a cui si dà una seconda possibilità.

Come ricordato sul sito della galleria Manifiesto Blanco nella presentazione della sua mostra di Milano “questo particolare approccio all’oggetto di design e al riutilizzo della materia lavorata industrialmente gli viene suggerito, già negli anni ’90 da affascinanti campagne fotografiche nell’ambito dell’archeologia industriale condotte in numerose aree dismesse. L’idea progettuale trae origine dalla volontà di conciliare due esigenze: da una parte, recuperare il lavoro artigianale per creare manufatti non prodotti in serie, che siano frutto – oltre che di espressione artistica – anche di studio e di ricerca, di forma e di materia, che rendono l’oggetto unico; d’altra parte, studiare la materia prima, le caratteristiche di materiali e colori, e la forma di rappresentazione coerente, artistica, ad alto livello estetico e rappresentativo. I suoi oggetti – caratterizzati da componenti lavorati industrialmente, ma assemblati manualmente – sono intrisi di un sapore déco che intende rievocare proprio un passato modernista, raccontano la storia dei materiali che li compongono e ne tutelano la memoria, attraverso l’energia e la creatività delle mani che li hanno forgiati”.

Agli inizi si trattava di un divertimento da condividere con gli amici, ma con il passare del tempo quella passione si è trasformata in una vera e propria attività, con un alto potenziale di sbocco commerciale, tanto che da 4-5 anni questo lavoro si affianca a pieno titolo alla fotografia e si è anche trasformato in una stretta collaborazione con una rinomata azienda di arredi, con la quale Ugo Ambroggio ha partecipato anche al Salone del Mobile.

Le sue linee guida sono ovviamente il riuso di oggetti sia di vita quotidiana sia di oggetti industriali, che possono avere una nuova vita nel momento in cui si sposano con la ricerca delle forme più classiche del design italiano nell’ambito dell’architettura d’interni e del complemento d’arredo.

E con la logica del non si butta via niente Ugo Ambroggio ha realizzato oggetti di design che hanno trovato accoglienza anche in alcuni locali particolarmente noti, come il Café&Bistrot piemontese dello chef stellato Antonino Cannavacciuolo a Novara, aperto nel 2015, un locale collegato al foyer dello storico teatro Coccia o il ristorante Lago di Como.

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