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World Water Day 2019: l’oro blu, risorsa fondamentale per la vita

città: Milano - pubblicato il:
world water day 2019
immagine di rawpixel.com

Come ogni 22 marzo, dal 1992 anno di istituzione da parte delle Nazioni Unite della Giornata Mondiale dell’Acqua, si celebra il World Water Day 2019 cercando di dirottare l’attenzione di cittadini e politici sull’oro blu e sulle questioni delicate che gravano su questo elemento fondamentale per la nostra sopravvivenza.

La speranza è che l’occasione non sia soltanto il pretesto per avere visibilità mediatica, ma che serva davvero per discutere e trovare soluzioni efficaci, tutti insieme, ai tanti problemi della nostra era; l’acqua è senza dubbio la risorsa naturale più importante a disposizione dell’uomo perché da essa ne dipende la sopravvivenza.

Con il World Water Day 2019 si vuole mettere al centro dell’attenzione di tutti i Paesi del mondo questa risorsa perché i cambiamenti climatici – che causano un aumento della desertificazione in molte aree della Terra – e l’inquinamento ne sta mettendo a rischio l’accesso per milioni di persone.

Valorizzare e proteggere l’acqua km zero” spiega Lauro Prati, Presidente di Aqua Italia/Anima-Confindustria “è oggi più che mai un obbligo e una priorità per tutti i Paesi del mondo ma lo è soprattutto in Italia dove l’acqua che sgorga dai rubinetti è buona, sicura e controllata. Bere l’acqua del rubinetto è una scelta consapevole di chi, come il 74% degli italiani (fonte Open Mind Research 2018), sceglie di vivere in modo più green“.

Bere acqua del rubinetto, senza sprecarla, aiuta a combattere anche l’inquinamento da plastica, riducendo la tempo stesso le emissioni di Co2 dovute alla produzione dell’acqua industriale e alla movimentazione di milioni di bottiglie di plastica in tutto il mondo.

I miti da sfatare sull’acqua del rubinetto

Il World Water Day 2019 serve anche per fare chiarezza sull’argomento acqua potabile perché, come rivelano i risultati del recente studio L’acqua nelle abitudini degli italiani, condotto da Eumetra, gli italiani non hanno le idee chiare.

Lo scenario, purtroppo è di preoccupante indifferenza con un italiano su due che manifesta scarso interesse per l’argomento, mentre si registra solo un 15% di persone attente.

Per questo proliferano luoghi comuni e falsi miti che alimentano abitudini e stili di vita sempre più insostenibili, come dimostra anche l’inquinamento degli oceani da parte di oltre 150 milioni di tonnellate di plastica, in buona parte costituiti da bottiglie monouso.

In questa occasione, un’azienda che da oltre 80 anni opera nel settore idrico, Culligan, ci invita a riflettere su una serie di bufale in tema di acqua, per riuscire a riconoscere le fake news dalle notizie vere:

  • l’acqua del rubinetto non è sicura – falso
  • è meglio bere solo acqua in bottiglia (perché è migliore di quella del rubinetto) – né vero né falso
  • l’acqua a elevato contenuto di sodio fa male alla salute – falso
  • l’acqua a elevato contenuto di calcio fa venire i calcoli – falso
  • il cloro presente nell’acqua del rubinetto non fa bene – falso
  • bere durante i pasti fa male alla salute – falso
  • le bottiglie d’acqua in plastica sono riciclabili e si smaltiscono senza problemi – falso

World Water Day 2019: la qualità dell’acqua in Italia

Ma com’è la situazione delle acque in Italia? È l’Ispra a fare il quadro della situazione idrica italiana, rilanciando i dati dell’Annuario dei dati ambientali relativi alla qualità delle acque interne e dell’ambiente marino costiero.

Su 7.493 fiumi italiani, il 43% raggiunge l’obiettivo di qualità per lo stato ecologico, il 75% raggiunge quello per lo stato chimico. Su un totale di 347 laghi, solo il 20% raggiunge l’obiettivo di qualità per lo stato ecologico, il 48% dei laghi raggiunge quello per lo stato chimico.

I fiumi che a livello regionale raggiungono l’obiettivo di qualità buono si trovano nella Provincia di Bolzano (94%), Valle d’Aosta (88%), Provincia di Trento (86%), Liguria (75%); quelli con uno stato chimico buono superiore al 90%, si trovano in Molise, Piemonte, Valle d’Aosta, Liguria, Emilia Romagna, Umbria, Marche, Lazio, Abruzzo e le province autonome di Trento e Bolzano.

Va inoltre segnalata l’alta percentuale dei corpi idrici lacustri non classificati (sia per lo stato ecologico sia per lo stato chimico), soprattutto nei Distretti Appennino Meridionale e Sicilia. Il Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente sta lavorando per implementare le attività sulle acque e rendere classificabile il maggior numero di corpi idrici.

I laghi che a livello regionale raggiungono un obiettivo di qualità buono sono in Valle d’Aosta (100%), Provincia di Bolzano (89%), Emilia Romagna (60%); quelli con uno stato chimico buono per il 100% sono in Valle d’Aosta, Liguria, Emilia Romagna, Abruzzo, Molise e nella Provincia di Bolzano.

Per ciò che riguarda le acque sotterranee, il 61% si trova in stato quantitativo buono e il 58% in stato chimico buono.

Gli habitat marino costieri rappresentano ambienti estremamente importanti dal punto di vista ecologico e paesaggistico, ma allo stesso tempo sono tra gli ecosistemi più vulnerabili e più seriamente minacciati.

Nel quinquennio 2014-2017, più dell’89% delle acque costiere di balneazione risulta in classe eccellente; nel 2017 lo stato di qualità delle acque costiere di balneazione, in relazione ai fattori igienico sanitari, ricade in classe eccellente per l’89,7%, buona per il 5,4%.

Il Distretto della Sardegna presenta il 92% dei corpi idrici marino costieri uno stato ecologico buono e il 90% in stato chimico buono.

Restando in ambiente marino costiero, la presenza dell’alga tossica Ostreoptis ovata, nel 2017 è stata riscontrata in 10 regioni costiere; assente in Abruzzo, Emilia Romagna e Veneto.

Un controllo delle acque sempre più sofisticato

Controllare la rete idrica sempre meglio e sempre più capillarmente sarà una sfida del prossimo futuro. Ma già oggi ci sono prototipi e sperimentazioni di sistemi in grado di stimare nella rete idrica la concentrazione di sostanze nocive alla salute, consentendo una gestione tempestiva e meno costosa delle eventuali emergenze.

È il brevetto sviluppato dai ricercatori Enea di Portici (Napoli), in collaborazione con l’Università di Napoli Federico II, sperimentato nell’acquedotto Santa Sofia, gestito da Acqua Campania Spa.

Il brevetto consente ai gestori del servizio idrico sia di stimare in tempo reale che di prevedere la concentrazione dei trialometani, vale a dire i sottoprodotti del cloro utilizzato contro i microrganismi patogeni per rendere potabili le acque lungo l’intero percorso, fino all’utente finale.

Il software consente di elaborare dati di concentrazione dei trialometani tramite sensori fissi e mobili integrati con algoritmi di intelligenza computazionale e una piattaforma di simulazione del comportamento idraulico e della qualità delle acque.

A contatto con la sostanza organica normalmente presente nelle acque, il cloro tende a reagire, formando i sottoprodotti della disinfezione riconosciuti cancerogeni e tossici per la salute umana e per i quali le normative vigenti nazionali ed europee sulla qualità delle acque potabili, hanno fissato valori soglia di concentrazione” evidenzia Grazia Fattoruso, ricercatrice dell’Enea di Portici tra gli inventori dell’innovazione.

L’acqua in Lombardia, regione ad alta densità industriale

Anche in Regioni come la nostra, che sono morfologicamente ricche di risorse idriche, le variazioni climatiche stanno creando non poche criticità andando a intaccare settori come quello agricolo per esempio, che negli ultimi anni ha subito delle ondate di siccità compromettendo la resa di interi settori produttivi e incidendo fortemente sugli ecosistemi” è il consigliere regionale Riccardo Pase, Presidente della Commissione Ambiente, a parlare della situazione delle acque in Lombardia, in occasione del World Water Day 2019.

È importante tutelare in tutti i modi questa risorsa, in grado di garantirci un’elevata qualità della vita in quanto fondamentale non solo in agricoltura, ma anche in molti processi industriali e per la generazione di energia elettrica. Voglio ricordare che la commissione Ambiente che presiedo, ha recentemente dato il via libera al nuovo regolamento che, disciplinando gli scarichi di acque reflue domestiche e di acque reflue urbane, rappresenta uno strumento importante e concreto per la bonifica delle acque della nostra Regione, più volte anche condannata dall’Europa proprio per la pessima qualità delle acque di alcuni fiumi e torrenti. A breve, inoltre, metteremo in cantiere ulteriori strumenti e azioni con l’obiettivo proprio di tutelare e valorizzazione questa risorsa“.

In questa importante giornata Fondazione Pubblicità Progresso e Gruppo Cap hanno deciso di unire le loro forze per sensibilizzare la comunità sul valore dell’acqua attraverso la campagna #CiRiesco, concepita per diffondere una cultura basata su comportamenti virtuosi indispensabili per preservare le risorse del pianeta.

La campagna #CiRiesco, spiega Alessandro Russo, presidente e amministratore delegato di Gruppo Cap, “ci permette di valorizzare il nostro impegno quotidiano nella gestione del ciclo idrico integrato della Città metropolitana di Milano e di offrire ai cittadini occasioni concrete per dare il proprio contributo per la salvaguardia di questa preziosa risorsa“.

World Water Day 2019: la pagella di Legambiente per le acque lombarde

Ma il World Water Day 2019 è anche l’occasione per fare il punto sulla situazione di laghi, fiumi, torrenti e falde in Italia con il dossier Buone & Cattive Acque di Legambiente, un documento che intende richiamare l’attenzione sulle condizioni in cui versano le acque interne italiane, ma anche per sottolineare esempi virtuosi.

In Lombardia spicca la storia di degrado e scarsa qualità delle acque del Canale Scolmatore Nord-Ovest in provincia di Milano, opera costruita per mitigare il rischio idrogeologico dell’area intercettando le piene dei corsi d’acqua naturali ed artificiali che da nord e da ovest confluiscono a Milano, ma che nel tempo è diventato una fogna a cielo aperto, a causa della forte antropizzazione dei territori limitrofi.

Il canale, attualmente, continua a causare gravi problemi all’ecosistema del fiume Ticino, trasportando, oltre che le acque luride in caso di scolmate provenienti da bacini fortemente antropizzati e quindi molto inquinati, anche una notevole quantità di rifiuti sospesi: materiale ligneo, plastica, sacchi della spazzatura e tutto ciò che l’uomo vi butta dentro.

Restano accesi i riflettori anche sulla cattiva gestione dei corsi d’acqua per uso idroelettrico, denunciata da anni dai territori dell’area alpina, dove il deflusso minimo vitale e gli aspetti ecosistemici vengono troppo spesso elusi per garantire piccole produzioni di energia, come nel caso del fiume Spoel, nella valle di Livigno.

Il tratto dei corsi d’acqua sottesi alle derivazioni A2A viene completamente privato delle portate naturali, sulla base di un accordo Italia-Svizzera siglato nel 1957 stipula del trattato italo svizzero non esisteva alcuna disciplina in materia di deflussi minimi.

A oggi, lo stato del fiume è invariato. Dal 2016, anche su pressione dell’amministrazione livignasca, A2A sta operando una sperimentazione di rilascio, ma circoscritta al periodo turistico estivo.

Ci sono, però, anche storie positive, che raccontano di acque salvate e progetti che diventano strumenti di governance partecipata e riqualificazione ecologica: un esempio è quello del Piano di sottobacino del Lambro settentrionale o il progetto BrianzaStream che coinvolge il torrente Seveso o, ancora, i diversi progetti che, gradualmente, stanno riqualificando il territorio in fregio al fiume Olona.

Il Progetto Strategico di Sottobacino Lambro settentrionale, sviluppato nell’ambito del processo Contratti di Fiume di Regione Lombardia, promuove il coinvolgimento diretto delle comunità locali in azioni concrete finalizzate al contenimento del rischio idraulico, che comprendono: ridare spazio vitale al fiume, rinaturalizzare i corsi d’acqua, creare continuità ecologico-ambientale, garantire un drenaggio sostenibile e promuovere la cura del territorio agricolo e boschivo.

Sono stati coinvolti oltre 100 comuni, 5 province, alcuni assessorati di Regione Lombardia, ARPA, AiPO, il Parco Valle del Lambro, il Parco media Valle del Lambro, Legambiente, WWF, numerose associazioni locali di cittadini.

Un alto esempio positivo è il nuovo progetto di BrianzAcque, BrianzaStream che, in fase di sperimentazione, ha ispezionato 15 chilometri di alveo del fiume Seveso e del suo affluente Certesa con speciali droni, alla ricerca degli scarichi che riversano nei due corsi d’acqua, con un obiettivo finale ben preciso: contribuire a migliorare la qualità dell’ambiente fluviale e delle persone che lo vivono, in risposta ai bisogni del territorio.

Il progetto si inserisce nell’ambito di un programma ben più vasto che, BrianzAcque, sta portando avanti sul corso idrico, come i numerosi interventi di regimazione delle acque meteoriche in chiave naturalistica, che trasformano un’importante azione di attuazione delle politiche di invarianza idraulica regionali in risorsa per lo sviluppo di fauna e flora autoctoni a favore del territorio.

I progetti Olona entra in città: ricostruzione del corridoio ecologico fluviale nel tessuto metropolitano denso – realizzazione, Sistema Olona: la biodiversità che scorre e i progetti del Parco dei Mulini: Averla Piccola e Tarabusino tutti cofinanziati da Fondazione Cariplo e compresi all’interno delle azioni del Contratto di Fiume, sono la terza esperienza virtuosa sul territorio lombardo, tutti riguardanti il fiume Olona.

La tutela della risorsa idrica passa anche attraverso una corretta depurazione dei reflui fognari. La Lombardia, sta facendo degli sforzi per uscire da questa persistente emergenza, che l’ha portata ad avere tre procedure di infrazione. Conclusi gli interventi per risanare la situazione che ha generato la prima infrazione, sfociata in condanna nel 2014, molto rimane per sanare le condizioni responsabili delle altre due.

La stima degli interventi programmati a oggi dalle Autorità d’Ambito (ATO) per superare le procedure di infrazione ammontano a circa 330.000.000 di euro per la procedura 2014/2059 e 280.000.000 per la procedura 2181/2017.

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