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Finanza etica: abbiamo bisogno di nuove formule

città: Perugia - pubblicato il:
anna fasano banca etica

A differenza dell’economia, la finanza non ha ancora innestato un dibattito sostenibile. Eppure è il momento giusto. O meglio non si può non farlo. Per il bene dell’ambiente e della società

Fino a che punto la finanza potrà mai diventare sostenibile? Le necessità ci sarebbero. E anche le opportunità. Inoltre, l’epoca storico economica sarebbe più che mai appropriata.

Rimane, però, indietro un elemento affatto banale: l’avidità dell’uomo. E su questo potrebbe naufragare qualunque risposta positiva alla domanda di partenza.

Ed è forse proprio per questo che, mentre l’economia sta scoprendo modelli sostenibili, il settore finanziario deve fare ancora molti passi per affermarsi e diffondersi. Con buone voci fuori dal coro, ovviamente.

Eppure, ribadiamo, è il decennio del secolo giusto: quello che o prende seriamente in animo la trasformazione ecologica o affonda. Economicamente e finanziariamente.

Eppure l’economia si sta muovendo e qualche spunto potrebbe anche darlo alla finanza. C’è quella circolare che ha come fine un minore impatto ambientale; quella di condivisione che parte dal concetto che il bene non per forza deve essere posseduto, ma va bene anche usarlo e condividerlo (sharing economy).

Quella che porta in auge il mondo del riuso/vintage che vuol dire non produciamo ex nuovo, ma riusiamo quello che abbiamo. Economia di comunità; di collaborazione…

Insomma, i modelli sono tanti. Studiati anche negli atenei, rilanciati e fatti propri anche dalle aziende che vedono in queste nuove economie una migliore opportunità di stare sul mercato, rispettando i nuovi dettami di per venire considerate imprese ecologiche.

E, invece, in ambito finanziario? Anna Fasano, presidente della Banca Popolare Etica, lo dice chiaramente: “non si può crescere all’infinito e la finanza deve fare i conti con questo paradigma che ci viene imposto da quello che succede al nostro Pianeta. Finito e non infinito“.

Ideare, inventare, nuove formule è opportuno. E Ad Assisi nella giornata di inizio febbraio e poi a Marzo con la riunione voluta da Papa Francesco si stanno sollecitando idee. Proprio come fecero i francescani ancora in tempo medievale, quando, come rammenta Mauro Gambetta, custode del Sacro Convento di Assisi “inventarono e lanciarono i Monti di Pietà per sostenere lo sviluppo di chi era meno fortunato“.

Antesignani delle formule di microcredito, i Monti di Pietà presero piede e servirono per il rilancio delle piccole comunità, soprattutto quelle cittadine che portavano e lasciavano in pegno oggetti, per poi – in momenti di miglior fortuna – riscattarli.

Era un’epoca buia quella, ma in fondo non siamo proprio in un periodo simile? Ieri come allora la finanza deve trovare nuove formule per sostenere ambiente e umanità. Entrambi in crisi profonda.

 

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