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Mozziconi, raccoglierli può diventare un business

città: Milano - pubblicato il:
mozziconi
foto di Sera Cocora (Pexels)

La materia prima non manca – 1 milione di tonnellate di mozziconi – che potrebbero diventare substrato per la coltivazione delle piante. Solo che vanno raccolti…

Strano a dirsi, ma anche se stiamo in casa per l’emergenza Covid-19, non calano i mozziconi di sigaretta buttati per terra. Il fatto è che ora arrivano direttamente dalla finestra: gettati in strada dopo aver fumato affacciati.

Poi qualcuno ci penserà” forse si dicono. Il pensiero è quasi peggio del gesto. Nelle città italiane assediate dal Coronavirus la maleducazione non è diminuita. Né in realtà lo sporco. Deiezioni di cani e mozziconi di sigaretta imperano.

Per fortuna, ma è una magra consolazione, anche in Italia si sta sperimentando l’economia circolare accoppiata al mondo degli scarti di sigaretta. Dai mozziconi, quindi, il progetto Focus (filter of cigarettes reuse safely) promette di immettere sul mercato un substrato per la coltivazione delle piante.

Il progetto è ancora in via sperimentale (si prevede una durata di tre anni, ovvero al 2022) e vede come capofila il Centro interdipartimentale Enrico Avanzi dell’Università di Pisa in collaborazione con il Comune di Capannori, l’Istituto sugli ecosistemi terrestri del Cnr, il Dipartimento di scienze agrarie, alimentari e Agro-ambientali (DiSaaaa) e Ascit. Finanziariamente, Focus ha ricevuto il supporto della Fondazione Cassa di risparmio di Lucca.

La quantità di materia prima non pare essere un problema, la raccolta sì. Ogni anno vengono prodotti circa 1 milione di tonnellate di mozziconi che, essendo rifiuto non biodegradabile, porta a evidenti effetti negativi verso l’ambiente, la salute pubblica e l’economia.

Uno studio pubblicato sul Tobacco Control Journal da Schneider e collaboratori riporta come i rifiuti derivanti dall’uso di sigarette rappresentino tra il 22% e il 36% di tutti i rifiuti visibili.

Ma, ovviamente, prima di poterli trasformare, i mozziconi vanno raccolti. Oltre allo studio scientifico, si tratta quindi di mettere in piedi uno sistema comportamentale. Il sindaco di Capannori, Luca Menesini, classe 1973, lo precisa: “il progetto prevede di attivare una raccolta speciale dei mozziconi“.

Ma non solo: “abbiamo deciso anche che applicheremo strettamente la normativa nazionale che prevede multe fino a 300 euro a coloro che gettano le sigarette per terra. Una posizione, questa, promossa anche dalla campagna No mozziconi a terra di Striscia la notizia (la trasmissione tv su Canale 5 – ndr) che riteniamo giusta e alla quale abbiamo deciso di aderire“.

E qui sta la buona pratica che potrebbe essere diffusa in tutti i Comuni d’Italia: il progetto, infatti, prevede che i mozziconi siano raccolti in appositi contenitori situati in luoghi strategici del territorio.

Favorendo la raccolta differenziata di questi residui di sigaretta si darà una seconda vita a tale rifiuto riuscendo a produrre piante autoctone da utilizzare in spazi a verde pubblico. Infine, tramite l’uso di alghe, si riuscirà a decontaminare le acque di lavaggio dei filtri con contestuale produzione di biomassa utilizzabile per la produzione di energia.

Così, da rifiuto altamente inquinante, i mozziconi di sigaretta potrebbero  trasformarsi in substrato inerte, come base biodegradabile per la coltivazione, da parte dei vivaisti, di piante ornamentali e di arbusti. Ma pare che sia allo studio anche una una sostanza utile da cui ricavare, attraverso l’uso di alghe, biocarburanti.

Nel dettaglio – spiega Lorenzo Guglielminetti, coordinatore del progetto – si prevede di riutilizzare i residui delle sigarette come substrato inerte per la crescita di piante ornamentali attraverso tecniche di coltura idroponica. Inizialmente dovranno essere individuate le migliori tecniche di preparazione del materiale inerte.

I residui di sigaretta dovranno essere prima separati dalle componenti biodegradabili (carta e tabacco) e poi opportunamente trattati per risultare chimicamente e fisicamente adatti all’uso proposto. Ottenuto il substrato inerte adeguato saranno condotte prove di germinazione di molte specie vegetali al fine di individuare quelle che meglio si adattano al sistema.

Con queste ultime saranno poi condotte prove di crescita fino al completamento del ciclo vitale. Diverse specie di micro-alghe saranno poi testate sui residui prodotti dal processo. Individuate le specie più adatte, sarà messo in opera un sistema in grado di abbattere tutti i residui con concomitante produzione di biomassa algale.

Questa biomassa potrà poi essere utilizzata per la produzione di biocarburanti, chiudendo così un ciclo virtuoso“.

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