Home Imprese Sostenibili In mobilità, magari fosse valido il detto “nulla sarà più come prima”

In mobilità, magari fosse valido il detto “nulla sarà più come prima”

città: Roma - pubblicato il:
Motus-E

La crisi scatenata dal Covid-19, causata anche dall’inquinamento, apre la strada a un cambio di modalità di trasporto privato, pubblico e industriale: incentivi; ecobonus; sostegno alla formazione e all’assunzione; allargamento dell’infrastruttura della rete per la connessione alla mobilità elettrica. Ne parliamo con Motus-E

Quando si dice “nulla sarà più come prima”: da Milano ci connettiamo con Roma dove ci aspetta Dino Marcozzi, segretario generale di Motus-E, associazione italiana nata per promuovere la mobilità elettrica.

Ci colleghiamo attraverso la piattaforma Bluejeans che – mi spiegano in Motus-E – ci darà il calcolo di quanta CO2 abbiamo risparmiato grazie a questo collegamento a distanza. Ecco: è proprio un esempio del cambiamento.

In un altro momento avremmo preso un treno, un aereo per l’intervista. Ora in pieno lockdown questa non è solo l’unica soluzione, ma è anche la migliore.

Noi lo leggiamo come un segnalo positivo e speriamo veramente che nulla sarà più come prima – commenta Marcozzi : dobbiamo lavorare sull’innovazione e sulla transizione energetica. Lavorare sull’hardware e software, ma  dobbiamo anche lavorare sulle softskill, che vuol dire favorire nelle persone la cultura e la formazione“.

E da tutto questo il settore dell’automotive non è escluso: “è il momento giusto – ammette Marcozzi, ingegnere nucleare con un passato in Enel Green Powerper varare una mobilità diversa e più sostenibile“. In una parola, elettrica.

La faccenda della ripresa buona e verde riguarda sicuramente prima la parte industriale che ha fretta già di ripartire. Qui, Marcozzi vede due livelli di problemi: “Il primo è quello di mettere in sicurezza sanitaria la produzione che non sarà un problema per le grandi aziende, ma di sicuro per quelle più piccole che si occupano di componentistica sì: non si tratta solo di organizzare bene il lavoro, ma anche della struttura sanitaria che deve eseguire le dovute verifiche“.

Il secondo è fare arrivare proprio a queste ultime citate, che producono non solo per l’Italia ma per tutta l’Europa, “i fondi e il sapere per convertirsi al power train elettrico“. Questo è il momento giusto per ripartire su binari produttivi richiesti dal Green deal: leggi ci sono fondi disponibili. Basta attrezzarsi per accedere a questo tesoretto.

Ovviamente, Motus-E si occupa anche di questo: accompagnare gli associati a ottenere finanziamenti adatti. Ma non solo: quale associazione ha inviato una proposta al Governo perché la ripresa avvenga nel nome della e-mobility e della decarbonizzazione del nostro Paese.

Nel brevissimo periodo – riflette Marcozzi – c‘è un ulteriore rischio che già vediamo essersi verificato in Cina, ovvero che la gente ha paura dello sharing. E che il trasporto pubblico sia ritenuto non sicuro: quindi tra le altre cose dobbiamo rendere sicuri questi due esempi perché altrimenti si fa un passo indietro” ed è come se il Covid-19 vincesse.

Ecco, quindi, i punti proposti dall’associazione al Governo, da leggere attentamente perché riguardano da vicino anche noi tutti, che siamo comunque i punti cardini della svolta. Alzi la mano chi ha intenzione di muoversi in maniera sostenibile?

Percorrere la strada già tracciata, rafforzando l’ecobonus per i veicoli a zero e basse emissioni: l’ecobonus per i veicoli a zero e basse emissioni, introdotto con la legge di bilancio 2019, si è dimostrato uno strumento fondamentale nell’accelerare la transizione a una mobilità più sostenibile, in particolare tra i privati.

Per sostenere la ripresa di questo mercato dopo l’emergenza Coronavirus è necessario incrementare i fondi dedicati all’Ecobonus, per evitare che gli esigui fondi stanziati per il 2020 e 2021 si esauriscano causando un ulteriore rallentamento del già fragile mercato.

Motus-E stima circa 200 milioni di euro necessari per il 2020 con consegne entro i primi 6 mesi del 2021(+ 130 milioni di euro rispetto all’attuale fondo).

Una cura shock per sostenere le piccole, medie e grandi imprese che decidono di ripartire investendo in veicoli a zero e basse emissioni: rivedere i meccanismi di deducibilità per le flotte aziendali e Partita Iva, introducendo la possibilità per le aziende di dedurre, in caso di leasing, acquisto o noleggio di un veicolo a zero (0-20gCO2/km) e basse emissioni (20-60gCO2/km), rispettivamente il 100% e l’80% dell’ammortamento o del costo operativo del noleggio anche sulla componente Iva, alzando inoltre i costi massimi deducibili e azzerando le tasse sui fringe benefit ai dipendenti.

Decarbonizzare la logistica urbana, incentivando l’acquisto di veicoli da trasporto merci elettrici: l’elettrificazione dell’ultimo miglio è uno strumento importante per la decarbonizzazione dei centri urbani.

È necessario quindi stimolare la domanda di veicoli di trasporto merci a zero emissioni secondo uno schema progressivo: da 4.000 euro per i veicoli Ldv (Light duty vehicles) da 0 a 1,5 ton a 14.000 euro per i veicoli Ldv da 7,01 a 12.

Allo stesso tempo, sarebbe utile creare uno schema di incentivo per le infrastrutture di ricarica dedicate ai veicoli commerciali.

Supportare la ricarica a casa e in ufficio, prevedendo per le infrastrutture private: agevolazioni fiscali per l’installazione; potenziamento del meccanismo di credito di imposta (da 50% a 65%); rafforzamento delle agevolazioni per le imprese, estendendo il meccanismo a più di un’infrastruttura di ricarica per un massimo di spesa di 100mila euro.

Costruire una rete nazionale efficiente e capillare, prevedendo per le infrastrutture pubbliche: semplificazione dell’iter per l’installazione, attraverso l’introduzione di un documento unico che unifichi le procedure di autorizzazione; piano di investimenti dedicato all’installazione di stazioni di ricarica ad alta potenza sulle autostrade, attraverso l’introduzione di obblighi a carico dei concessionari.

In fine, lato azienda MotusE propone di creare, rendere vantaggiosi e diffondere strumenti di aggregazione per le Pmi, aumentando i vantaggi fiscali per gli investimenti alle imprese che aderiscono a contratti di Rete.

Oltre a prevedere sgravi fiscali e contributivi per l’assunzione di tecnici specializzati nel settore della mobilità elettrica ed estendere i programmi di formazione Industria 4.0 per la riqualificazione del personale, includendo le competenze dei lavoratori addetti ai processi produttivi, alla progettazione e fabbricazione dei prodotti, ma anche alle reti di vendita (concessionari) e assistenza post-vendita (officine).

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