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I lockdown? Hanno (forse) scaldato il clima

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eventi climatici estremi
Foto di WikiImages da Pixabay

Il terzo congresso dell’Aisam, che verrà ospitato da domani sulla piattaforma online dell’università dell’Aquila, presenterà gli ultimi sviluppi nel settore della meteorologia e delle scienze dall’atmosfera. Un contributo importante, che si intreccia con lo studio dei cambiamenti climatici, sui quali continuano a emergere novità inattese

Per diversi mesi, i lockdown imposti dai governi per contrastare la pandemia hanno bloccato o ridotto fortemente le attività economiche, portando a un calo non trascurabile nelle emissioni di CO2. In molti si chiedevano quindi se il Covid avrebbe potuto portare anche a una diminuzione delle temperature.

In realtà, secondo una ricerca pubblicata di recente su Geophysical Research Letter, le cose potrebbero essere andate esattamente al contrario. I lockdown della primavera del 2020 avrebbero infatti causato una riduzione nelle emissioni di aerosol, le particelle sospese nell’atmosfera che bloccano la radiazione solare.

Alcune regioni del pianeta sarebbero quindi state di 0,1-0,3°C più calde di quanto sarebbero state senza riduzioni negli aerosol, e la crescita più pronunciata si sarebbe verificata proprio in quelle aree, come Stati Uniti e Russia, normalmente caratterizzate da importanti emissioni di aerosol.

L’aumento di temperatura è stato comunque transitorio, dal momento che la ripresa delle attività economiche ha coinciso con la crescita degli aerosol e del loro effetto schermante.

Questo risultato, decisamente controintuitivo, evidenzia ancora una volta la complessità del sistema climatico e delle sue dinamiche di breve e medio periodo, due dei temi che verranno approfonditi nel terzo congresso nazionale dell’Aisam (Associazione italiana di scienze dell’atmosfera e meteorologia).

L’evento si svolgerà online dal 9 al 12 febbraio e il filo conduttore tra le diverse sessioni sarà il ruolo dei dati meteo-climatici e la loro accessibilità.

In particolare, verranno discussi i vari punti di vista sul tema degli open data. Da un lato, questi possono contribuire a creare nuove professionalità e a gestire meglio i rischi associati ai cambiamenti climatici, ma, dall’altro, hanno bisogno di investimenti cospicui per mantenere l’efficienza delle reti osservative e degli archivi.

I vari relatori approfondiranno anche temi di grande attualità come le relazioni tra lockdown e inquinamento atmosferico, soprattutto in relazione al ruolo del particolato come carrier per il Coronavirus, e l’attuazione dell’Agenzia Italia Meteo, il servizio meteorologico nazionale che opererà in collaborazione con il servizio meteo dell’aeronautica militare e i servizi regionali.

Non mancheranno poi le analisi sul Green Deal, il piano con cui la Commissione europea punta a raggiungere la neutralità climatica in Europa al 2050, e verranno esplorati i contributi, sempre più rilevanti, che le scienze dell’atmosfera e meteorologiche possono dare al Piano nazionale di ripresa e resilienza.

In uno scenario caratterizzato da eventi meteo estremi sempre più intensi (non a caso tra i temi in calendario ci saranno anche i medicane, i cicloni che sempre più di frequente fanno la comparsa nel Mediterraneo), dati facilmente accessibili e previsioni accurate sul brevissimo periodo possono infatti contribuire a rendere meno pesanti gli impatti del clima che cambia.

(articolo redatto da Simone Gandelli)

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