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Andare oltre il Pil per misurare il benessere di una società

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Foto di mohamed Hassan da Pixabay

Il Pil – prodotto interno lordo – condensa grandi quantità di dati in un numero, facile da comunicare e immediato da comprendere, ma trascura molti aspetti importanti legati alla qualità dell’ambiente e della vita delle persone. Vengono in aiuto nuovi strumenti tra cui il Seea e le società benefit

E venne finalmente il tempo di andare oltre il Pil per misurare la salute di una Nazione e delle sue componenti economiche. È vero, se ne parla da tempo, ma forse ora i presupposti sono maturi.

Proprio in questi giorni che la Commissione statistica delle Nazioni Unite ha completato il processo di definizione del System of environmental economic accounting (Seea), uno standard internazionale che, a partire dai sistemi di contabilità nazionale già adottati da oltre 180 paesi membri delle Nazioni Unite, fornisce un framework per integrare il capitale naturale nelle politiche economiche e, quindi, nelle misure del Pil, armonizzando le statistiche sull’ambiente e le loro relazioni con le dinamiche economiche e fiscali.

Il Seea fornisce informazioni su come misurare le condizioni fisiche e il valore monetario dei flussi che legano tra loro gli ecosistemi e l’economia.

In particolare, contiene indicazioni per preparare rendicontazioni accurate e uniformi nei settori dell’agricoltura, delle foreste e delle riserve ittiche, delle emissioni inquinanti, dell’energia, delle riserve idriche e dei flussi di materiali.

Secondo gli esperti dell’Onu, il Seea potrà contribuire alla definizione degli interventi a tutela della biodiversità, dato che consentirà ai vari stati di quantificare in modo preciso la biodiversità degli ecosistemi e il valore dei servizi che questi generano (in termini di materiali che vengono estratti, di regolazione e mantenimento del clima e dei cicli idrologici e biochimici, di servizi culturali e di benessere).

Inoltre, il nuovo sistema di misurazione potrà essere usato a supporto delle negoziazioni internazionali sui cambiamenti climatici, con informazioni sulle spese per l’adattamento e su come queste influiscono sulle condizioni degli ecosistemi, oltre che sugli impatti del riscaldamento globale sui servizi ecosistemici.

Infine, il Seea potrà contribuire al raggiungimento dei 17 obiettivi di sviluppo sostenibile che, proprio a causa della loro natura strettamente interconnessa, hanno bisogno di strumenti in grado di rendicontare in modo preciso le relazioni tra ambiente ed economia.

Nei bilanci delle società benefit

Che l’attenzione per le implicazioni sociali e ambientali sia sempre più estesa è confermato anche dalla diffusione nel nostro paese delle aziende benefit, vale a dire quelle imprese che, oltre a perseguire un profitto, puntano anche a valorizzare il capitale sociale e quello naturale.

Nel 2015 l’Italia è stato il primo Paese al mondo ad approvare una legislazione specifica per le società benefit, e da allora sono circa 500 le imprese che lavorano restituendo vantaggi ai territori su cui operano.

La dimensione locale è infatti centrale per le benefit e si sostanzia nella cura dell’ambiente, nella rigenerazione delle risorse naturali e nella valorizzazione dell’occupazione.

Inoltre, le società benefit si impegnano a quantificare in maniera trasparente i propri impatti sulla base di criteri messi a punto da centri di ricerca indipendenti.

Secondo l’economista John Kenneth Galbraith, le statistiche sul Pil equivalsero, in termini di contributo allo sforzo bellico americano, all’aggiunta “di diverse divisioni di fanteria“.

La speranza è che le nuove metriche per la misurazione degli impatti ambientali delle attività economiche possano dare un contributo analogo (ma pacifico) alla lotta ai cambiamenti climatici e alla creazione di un’economia equa per tutti.

(Testo redatto da Simone Gandelli)

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