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Amianto, un killer silente che mette sotto scacco Roma

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emergenza amianto
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Roma, la città eterna, ma per quanto ancora? Bisogna salvare la Città Capitale dall’amianto, materiale a basso costo di lavorazione con ottime proprietà chimico-fisiche, che fin dal passato è stato molto impiegato in settori come l’edilizia, l’industria e i trasporti.

In Italia, l’utilizzo industriale dell’amianto ha raggiunto il proprio culmine nel trentennio che va dal 1960 al 1990.

E prima ancora del periodo industrializzato, la sua conoscenza e applicazione si fanno risalire ai tempi molto antichi, addirittura al periodo persiano e degli antichi romani, che lo usavano per ottenere dei teli nei quali avvolgere i corpi per la cremazione.

Ma nella sua evoluzione storica, per contro, ha causato molti problemi sia a livello ambientale, sia a livello sanitario. La presenza infatti di numerosi siti contaminati dalla quantità di rifiuti pericolosi prodotti e le fibre di asbesto – il termine tecnico del gruppo cristallino dei silicati da cui deriva – hanno causato gravi forme di cancro ai polmoni.

Non basta confinare i materiali contenenti amianto o eseguire delle bonifiche, ma è necessario smaltire correttamente i rifiuti prodotti.

La questione è ancora ampiamente aperta, dato che in città come Roma, dall’ex velodromo dell’Eur, all’aeroporto di Fiumicino è necessario intervenire con la bonifica, sia in ambienti privati, come le abitazioni, sia in quelli pubblici: scuole, parchi ed edifici pubblici.

Secondo i dati presentati da Ona – Osservatorio Nazionale Amianto durante l’evento che si è tenuto in Campidoglio, Amianto, ambiente, salute: per Roma Capitale d’Europa, è emerso che su oltre 2.000 scuole presenti, ne sono state verificate circa 1.200, di cui nell’8% di queste, oltre 90 scuole, c’è la presenza di amianto.

Ampliando l’area territoriale, a livello della provincia di Roma, nei circa 4.000 istituti scolastici interessati dall’analisi, circa 300 sono risultati contenenti amianto (circa il 7%).

Passando poi al territorio dell’intero Lazio e analizzando circa 6.000 istituti scolastici, ne sono risultati con la presenza di amianto circa 300, che corrisponde a circa il 5%.

I siti a maggior rischio, in maniera particolareggiata, sono quelli della Fonte Appia, degli edifici industriali nella zona della Magliana, ed est di Roma, inclusi Tiburtino e Casilino, gli aeroporti di Fiumicino e Ciampino.

Questo l’impatto ambientale, poi c’è il risvolto sanitario, che è molto preoccupante: è stato infatti rilevato dal Tribunale e dalla Corte di Appello di Roma, che nel Lazio, da oltre 20 anni, sono stati assistiti circa 20.000 cittadini, di cui almeno 7.000 nella città di Roma e più di 10.000 nella provincia.

Roma, come tante città d’Italia, paga caro il prezzo del fenomeno amianto con 882 casi di mesotelioma registrati dal 2001 al 2015, con un’ulteriore incidenza, rilevata dall’Ona, di 411 casi fino al dicembre 2021, per un totale di 1.300 casi (circa 60 per ogni anno, indice di mortalità del 93% entro i 5 anni)” afferma Ezio Bonanni – presidente dell’associazione.

Roma deve avere uno specifico organismo dedicato al monitoraggio e all’eliminazione dell’amianto e favorire azioni utili a rimuovere questa grave minaccia per le persone e per l’ambiente” dichiara Fabrizio Santori, consigliere capitolino e membro della commissione ambiente.

App Amianto per salvare l’ambiente e la salute dei cittadini

L’ambiente e la salute dei cittadini romani, ma non solo, anche quelli del resto d’Italia, sono minacciati dal degrado e dall’amianto: vi avevamo infatti parlato anche della preoccupante situazione in Lombardia.

La tecnologia anche questa volta può venire in aiuto ai cittadini e alla pubblica amministrazione per affrontare il problema: l’App Amianto, strumento gratuito messo in campo da Ona, che fa la mappatura dei siti italiani contaminati dall’amianto per stanarli ed evitare così l’esposizione ed eventuali danni alla salute.

Come ci dice Fabrizio Santorii cittadini devono avere a disposizione un servizio di segnalazioni efficiente e in ogni quartiere della città deve essere avviato un servizio di monitoraggio che porti a cancellare rapidamente questo tipo di inquinamento“.

L’App segnala la presenza di siti contaminati dall’amianto inserendo le foto dell’area e geolocalizza il presunto sito contaminato.

In seguito alle verifiche da parte di Ona, il sito identificato viene poi inserito nella mappatura ufficiale dei luoghi con presenza di amianto. L’App è stata pensata per favorire la partecipazione attiva dei cittadini che possono partecipare alla mappatura, in modo da diffondere le informazioni sui siti contaminati e migliorare l’efficacia e la prevenzione e intervenire poi anche dal punto di vista legale a tutela di chi si è trovato esposto all’amianto.

L’Italia territorio ad alto rischio amianto

I dati nazionali sono altrettanto sconfortanti: 40 milioni, sono le tonnellate di amianto ancora presenti negli edifici privati e pubblici, comprese le scuole e gli ospedali.

Oltre 300.000 studenti e 50.000 tra corpo docente e non, sono a rischio di esposizione all’amianto. E il quadro si complica ulteriormente se aggiungiamo gli altri numeri forniti da Ona: più di 1.000 tra biblioteche ed edifici culturali e oltre 200 ospedali in tutta Italia sono sotto scacco dell’amianto.

E si rileva la presenza anche negli oltre 300.000 km di tubature delle rete idrica nazionale. Si nasconde ovunque: dalle tubature, alle rotaie ai rivestimenti di tetti e garage, ma nonostante questa situazione, le procedure di bonifica e rimozione dall’amianto nel nostro Paese sono ancora in forte ritardo.

Secondo le rilevazioni di Ona, la tendenza delle morti per amianto è in crescita e si stima che continuerà nei prossimi anni, raggiungendo il picco tra il 2025 e il 2030.

E quello stesso periodo sarà cruciale anche per l’Europa, che chiederà che dal 1° luglio 2025, tutti i Paesi europei dovranno aver provveduto all’eliminazione dei prodotti di amianto (Reg. UE n.1005 del 2016), nel rispetto della priorità Ambiente e salute dell’Oms per raggiungere gli obiettivi dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite per lo sviluppo sostenibile.

Per affrontare questo killer silenzioso è indispensabile quindi anche migliorare il livello di conoscenza e consapevolezza fra la popolazione e sensibilizzarla alla rimozione delle fonti inquinanti, secondo criteri certificati e con procedure rigorose.

Crediti immagine: Depositphotos

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