Home Eco Lifestyle Ecco Fur of Love (Fol), la label che “certifica” le pellicce vintage

Ecco Fur of Love (Fol), la label che “certifica” le pellicce vintage

pubblicato il:
label fur of love

In occasione della Settimana europea per la riduzione dei rifiuti, GreenPlanner ha lanciato ufficialmente la label Fur of Love (Fol). Per averla è possibile compilare l’autocertificazione online attestando che il capo su cui si cuce la label è una pelliccia prodotta nel secolo scorso…

È una semplice label che va cucita a mano, ma Fur of Love (Fol) – l’etichetta green nata per salvare le pellicce pre-loved da oblio, discariche e inceneritori – sta già facendo parlare di sé, perché scoperchia un vero e proprio dilemma: cosa fare della vecchia pelliccia magari ereditata e soprattutto realizzata in un’epoca nella quale c’era poca consapevolezza delle tematiche ambientaliste e animaliste?

 Se la butto inquino, se la indosso mi sento in colpa. Dunque? Dunque, dopo un anno e passa di incubazione del progetto, la redazione di GreenPlanner ha tenuto un incontro in redazione (con formula di webinar – iscritto alla Settimana europea per la riduzione dei rifiuti (Serr), patrocinata dal Parlamento Europeo) cui hanno partecipato professionisti esperti del settore fashion e studenti.

E in questa occasione è stata lanciata la label (per richiederla basta compilare il form online – il costo è di 7 euro, spese di spedizione comprese) il cui scopo è sottolineare che il riuso di un prodotto del secolo scorso è sinonimo di profondo rispetto per il Pianeta, gli animali e gli affetti: perché riutilizzo significa rinnovato valore.

E chiunque scelga di aderire alla campagna può ordinare la label e riceverla a casa per poi cucirla sul proprio capo in pelliccia e così certificarlo Fur of Love (Fol).

Ilaria Amato, giornalista e docente presso il Milano Fashion Institute, che ha lavorato al progetto insieme agli studenti del Master in Product sustainability management, ha evidenziato il valore etico che sostiene la campagna: le pellicce ereditate da mamme e nonne sono frutto di una coscienza e una conoscenza diverse. Non dobbiamo condannarle, ma possiamo farne upcycling.

Così come M.Cristina Ceresa, direttore della GreenPlanner e moderatrice dell’evento ha detto ben chiaro: “non vediamo più nelle pellicce lo status symbol di una volta, bensì un capo salvato dalle discariche luoghi nefasti di inquinamento. E magari diamo con una pelliccia Fol lavoro ad abili artigiani che ne sanno fare altro“.

E come dire il sacrificio del secolo scorso (le Fur of Love sono esclusivamente pellicce prodotte prima del 2000) non finirà in un armadio.

Epson sponsor tecnico del progetto Fur of Love

Per la certificazione delle pellicce vintage, Epson, sponsor tecnico, ha stampato le etichette con le soluzioni della gamma ColorWorks.

Etichette on demand con un qrcode per fornire al consumatore le informazioni complete garantendo così qualità e lotta allo spreco” ha commentato Luca Cassani, corporate sustainability manager di Epson Italia, sottolineando il ruolo centrale dell’etichetta per rendere consapevoli e responsabili i cittadini.

Garantire informazioni precise, approfondite e costantemente aggiornate si può anche grazie al digitale, come ha confermato Elena Ferrero, Ceo Atelier Riforma, startup che in tema di economia circolare nel settore tessile sta aggiungendo anche tecniche di Intelligenza artificiale.

Tessile e chimica, attenzione ai vestiti che indossiamo

Aurora Magni, presidente di Blumine e docente della Liuc, ha portato all’attenzione un tema focale per chi vuole fare sostenibilità: i materiali e la loro composizione chimica, spesso dannosa per l’uomo e per l’ambiente.

A proposito, proprio durante la Serr, Greenpeace ha pubblicato i risultati di un’indagine condotta sugli abiti del marchio fast-fashion Shein. E i dati sono allarmanti: il 15% dei capi del marchio – analizzati nell’ambito di un’indagine su 47 prodotti acquistati in Italia, Austria, Germania, Spagna e Svizzera – ha registrato quantità di sostanze chimiche pericolose superiori ai livelli consentiti dalle leggi europee.

Dunque, sono illegali. Il 32% ha rilevato concentrazioni di sostanze chimiche a un livello comunque considerato pericoloso.

Una scoperta che non stupisce dal momento che Shein si basa su un modello di business incentrato sulla produzione di capi di bassa qualità, immessi sul mercato con estrema velocità.

La diretta conseguenza è che, oltre al grave sfruttamento dei lavoratori, si generano grandi quantità di rifiuti tessili inquinanti che ostacolano la nascita di una vera economia circolare del settore tessile.

Affinché venga abbandonato il tradizionale modello di economia lineare anche nel settore tessile, interviene il concetto di Responsabilità estesa del produttore (Epr) con cui la normativa europea prevede la registrazione di tutti i prodotti destinati alla vendita.

In questo modo è possibile certificare un prodotto che rispecchia tutti i requisiti in vigore per la categoria di appartenenza. Lo ha spiegato Irene Ivoi, esperta di strategia di economia circolare e nudge.

Upcycling, tra design e second hand

Per tornare a dare valore a capi pre-loved, un ruolo fondamentale lo gioca la creatività. Lo ha raccontato Olivia Spinelli, coordinamento e direzione creativa Ied Moda Milano, ricordando le potenzialità esclusive che si nascondono nei capi scomposti.

La moda non ha bisogno di partire da zero, ma deve guardare al preesistente e saperlo trasformare nel rispetto dei materiali e del gusto del tempo.

Ed è quanto fanno gli artigiani come Sabina Giangreco di Sabelle e Manuel Rossi dell’omonimo laboratorio di Piacenza, che nei loro laboratori recuperano vecchie pellicce dando spazio alla propria creatività.

È così che quello che prima era un cappotto può diventare una borsa, un gilet, un cuscino e, perché no, anche un tappeto. Tutto questo grazie a un’arte sartoriale di alto livello che invitiamo i giovani a recuperare, magari insieme alla giusta competenza scientifica necessaria a favorire la crescita di un’economia sempre più circolare.

Per tutte le pellicce – certificate Fol – chiuse negli armadi è possibile trovare un nuovo proprietario grazie alla remissione sul mercato come second hand.

Lo hanno raccontato bene Linda Ovadia e Gianluca Giovine, founder di East Market, il mercato dedicato al vintage che dà la possibilità a migliaia di capi di circolare, senza così tramutarsi in rifiuti.

E proprio nei negozi continua la campagna informativa di Fur of Love (Fol). A tutti gli interessati chiediamo di contattare marketing@greenplanner.it. L’idea è quella di fare anche una lista di punti vendita che aderiscono al progetto Fur of Love (Fol).

Condividi: