Home Green Jobs I restarter fanno scuola con interessanti progetti di formazione. E così vincono...

I restarter fanno scuola con interessanti progetti di formazione. E così vincono due volte

La seconda edizione nazionale del Repair day contest – ideata e organizzata da Edizioni Green Planner in GreenParlor proprio a ridosso della giornata mondiale della riparazione – si è conclusa con successo di partecipanti e di oggetti riparati (ma anche di consigli su cosa fare dei pezzi impossibili da aggiustare) e ci ha dato lo spunto per parlare di come viene affrontata la formazione nell’ambito delle riparazioni contro la cattiva abitudine all’usa e getta.

La tenacia dei restarter non si ferma all’aggiustare oggetti elettrici o elettronici (con ripercussioni positive sulla gestione dei rifiuti e sulle spese delle famiglie), ma si espande anche verso progetti per la diffusione di questa buona pratica.

Le attività in essere si rivolgono a tutti ma in particolare, come vedremo, ai giovani.

Francesca Callegari è stata una dei giudici del Repair day contest di quest’anno. La Callegari, marketing manager di Gp Batteries, azienda produttrice di batterie con una nutrita linea di ricaricabili, è impegnata nel suo lavoro anche nel “coinvolgimento dei partner che rivendono i nostri prodotti per fare delle attività di sensibilizzazione anche nelle scuole“.

Inoltre, si rivolge al consumatore finale per “comunicare con le persone che frequentano i punti vendita, circa l’importanza di un atteggiamento più sostenibile“.

Spiega, per esempio, quanto impatta il consumo usa e getta delle batterie: 500 pile non ricaricabili esauste, diventano in media una decina di chili di rifiuti da smaltire attraverso le piattaforme Raee.

Massimiliano de Cinque, conosciuto al pubblico come Digital Sherpa, da anni rinnova i pc vecchi e li consegna in beneficienza. Ma non solo: per lui la formazione è importante e ha organizzato corsi sia per ragazzi sia per adulti.

Questi si tengono sia a Samarate, suo comune di residenza in provincia di Varese, sia in tutta Italia. Al Repair day contest è stato accompagnato da Marco, un adolescente che segue l’esempio di questo maestro.

Numerosi Comuni del varesotto stanno collaborando con Digital Sherpa per la raccolta di materiale informatico da riparare, per alimentare le iniziative solidali che svolge.

Antonio di Pinto, formatore alla Engim Piemonte e restarter a Torino dal 2014, ha creato un movimento di studenti, gli Artigianelli digitali: i ragazzi dedicano due ore settimanali a imparare, grazie a soluzioni Inform-etiche e a volontari esperti, “a riparare, e a trasmettere le conoscenze ai loro compagni di classe, dal 2017 a oggi“.

L’idea, ci spiega Di Pinto, “è di creare un modello che sia replicabile nelle scuole, in modo che ci siano più studenti che possano creare piccole community interessate alla riparazione. Questa è la sfida che ci siamo dati cercando di poter coinvolgere sempre più docenti che si mettano in gioco“.

Inoltre, il restarter torinese si dedica a workshop di riparazione aperti al pubblico, con il coinvolgimento di professionisti volontari che puntano su percorsi base per la riparazione di batterie e display dei cellulari, che le persone tendono a non riparare preferendo la sostituzione del dispositivo.

E poi ci sono anche i Cafè repair

Molto attivo anche il Cafè Repair di Pavia (che lo scorso anno ha vinto la nostra competizione). Fa parte del gruppo anche l’irlandese Mike Kavanagh che si spende anche come volontario  al centro di riuso nel Comune di Travacò Siccomario, nel sud del pavese: qui è attiva da cinque anni la ricicleria Ri-Diamo, la prima nella provincia. “Il modello giusto è, per ogni comune, avere un centro di riuso e riparazione, e diversi gruppi di repair café e restarter, e questo funziona bene” asserisce, forte della sua esperienza.

L’auspicio è che siano d’ora in poi le scuole – “tutte le scuole e non solo quelle professionali – invita M.Cristina Ceresa, giornalista che ha moderato l’incontro – a cercare i restarter, per trasmettere passione e conoscenza a una sempre maggiore platea di giovani sensibili ai temi del riuso consapevole.

Lo abbiamo visto con i nostri occhi: essere restarter non fa solo bene al sociale, ma appassiona e diverte a ogni età.

(articolo redatto da Maria Elena Masala)

Condividi: