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Innovazione tecnologica e Ai corrono sui fondali oceanici

rete ultra-fast
Immagine da Depositphotos

In questi giorni di fortissima tensione nelle vicinanze del canale di Suez si parla spesso dei collegamenti sottomarini, che collegano tutto il mondo… e che garantiscono l’innovazione

Datemi una leva e solleverò il mondo” scriveva il grande Archimede rivelando la sua scoperta riguardo alla leva in fisica; oggi, la leva che permette di sollevare e muovere tutto è la connessione e il trasferimento veloce dei dati.

Pochi sanno però che il 90% dei collegamenti Internet mondiali passano dai cavi sottomarini – facilmente intuibile, visto che la tecnologia è stata sviluppata principalmente negli Usa che non si raggiungono con un ponte.

Finora – tensioni geopolitiche a parte – i cavi sottomarini installati bastavano a garantire un passaggio di dati sufficiente alle attività di aziende ed enti di ricerca.

Oggi, invece, la crescita esponenziale del cloud, l’esplosione dei servizi di intelligenza artificiale e un sempre maggior ricorso al lavoro ibrido rendono necessario aumentare la capacità della rete sottomarina.

E con l’ampiamento della banda di trasferimento dei dati servono anche sistemi di trasmissione avanzati, sicuri, monitorati in tempo reale e, naturalmente, con prestazioni e capacità sempre più elevate.

Amitiè, il cavo sottomarino per cloud e intelligenza artificiale

Per garantire l’innovazione tecnologica serve innovazione ed eccellenza tecnologica, ca va sans dire… Così, Cisco, in collaborazione con Microsoft, ha effettuato con successo la trasmissione di prova a 800 Gbps sul cavo di comunicazione transatlantico Amitié.

La comunicazione dati sul percorso di 6.234 chilometri di lunghezza, che collega gli Stati Uniti alla Francia (Boston con Bordeaux), segna una tappa fondamentale nell’evoluzione della trasmissione dati.

Per riuscire nell’impresa, il cavo sottomarino Amitié è stato dotato della Space Division Multiplexing (Sdm), una tecnologia che utilizza 16 coppie di fibre, un numero maggiore rispetto ai tradizionali cavi sottomarini, con la potenza del ripetitore condivisa tra le coppie di fibre per poter sfruttare al massimo la capacità del cavo.

Con questo equipaggiamento, la trasmissione ha superato qualsiasi prestazione del settore con il multiplexing a divisione di lunghezza d’onda densa (Dwdm) 800G in una spaziatura dei canali di 150 GHz, equivalente a un’efficienza dello spettro di 5,33 bit/s/Hz e un’efficienza spettrale massima di 5,6 bit/s/Hz.

Dati tecnici che possono interessare soltanto gli ingegneri e gli appassionati della materia. Quello che interessa noi tuti, invece, è che ora esiste una tecnologia da impiegare sulle rotte sottomarine in grado di migliorare la capacità della rete, contribuendo così alla trasformazione digitale di persone, organizzazioni e industrie in tutto il mondo.

Per gli appassionati, nella stessa sessione di test, un segnale a 600G è stato trasmesso per 12.469 chilometri (in loopback); la prova è stata eseguita con la piattaforma Cisco Ncs 1014 abilitata dal Coherent Interconnect Module 8 (Cim 8) di Acacia, alimentato dal processore di segnale digitale Jannu e dalla fotonica avanzata del silicio.

Tecnologie e prodotti che non sono sperimentali, ma disponibili e utilizzati attivamente in più reti già oggi. Insomma, se l’Ai poteva avere dei limiti fisici dettati dalla larghezza di banda, ora questi limiti sono stati abbattuti.

Fino alla prossima innovazione, naturalmente.

Crediti immagine: Depositphotos

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