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Perché gettar via ciò che si potrebbe aggiustare? iFixit e il suo store delle meraviglie (della riparazione)

riparazione scheda elettronica
Immagine da Depositphotos

Dal 22 ottobre il decreto legislativo 176/2026 introduce in Italia l’obbligo di riparazione a carico dei fabbricanti. Lo store italiano di iFixit mostra come appare il diritto alla riparazione nella pratica: guide e ricambi per migliaia di dispositivi, con qualche lacuna che la legge, per ora, lascia aperta

La riparazione, grazie all’applicazione della legge europea, recepita in un decreto legge, diventa un obbligo anche in Italia per chi fabbrica lavatrici, smartphone, aspirapolvere e altri prodotti elencati nel Codice del consumo.

Del materiale e delle informazioni necessarie a riparare questi oggetti, lo store italiano di iFixit aveva già fatto un catalogo: secondo i numeri esposti sul sito, 63.641 dispositivi, 116.349 guide gratuite e un magazzino europeo da cui partono i ricambi.

Il problema da cui nasce la norma ha dimensioni precise. Le stime della Commissione europea, riprese dal Parlamento europeo, attribuiscono allo smaltimento prematuro di beni ancora utilizzabili 35 milioni di tonnellate di rifiuti l’anno nell’Unione europea, 261 milioni di tonnellate di anidride carbonica equivalente e 30 milioni di tonnellate di risorse consumate.

I consumatori che sostituiscono invece di riparare perdono circa 12 miliardi di euro all’anno. I rifiuti elettronici vanno nella stessa direzione.

Il Global E-waste Monitor 2024, curato dall’Unione internazionale delle telecomunicazioni e dall’Istituto delle Nazioni Unite per la formazione e la ricerca, conta 62 milioni tonnellate di rifiuti elettronici prodotte nel 2022, l’82% in più rispetto al 2010. Solo il 22,3% è stato raccolto e riciclato in modo documentato. Per il 2030 la stima sale a 82 milioni.

Il decreto legislativo 25 settembre 2026, n. 176, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 233 del 7 ottobre, recepisce la direttiva (Ue) 2024/1799 dopo il termine del 31 luglio fissato da Bruxelles. Le norme sulla riparazione fuori garanzia partono il 22 ottobre.

Cosa si trova davvero nello store italiano di iFixit

Lo store si apre su due porte: attrezzi e ricambi. I ricambi sono divisi per famiglia: telefoni, tablet, Mac, computer portatili, console di gioco, fotocamere, tablet Microsoft Surface, altri dispositivi elettronici ed elettrodomestici. Al negozio il sito affianca un forum con 227.582 soluzioni, un’applicazione e FixBot, un assistente basato sull’intelligenza artificiale.

Il conto dell’autonomia si legge nei listini. Kit per tutti i gusti e le abitilità – anche professionali – con gli attrezzi che hanno una garanzia a vita, secondo le pagine prodotto. Nella sezione dedicata alle riparazioni condivise compaiono anche realtà italiane: Restarters Firenze, il Repair Café di Recanati e il Cargo Market di Genova.

Le riparazioni completate e recensite sul sito sono tantissime (oltre 100 milioni) e innumerevoli sono anche le recensioni da cinque stelle (più di 30.000 – dati dichiarati dall’azienda).

Il decreto 176/2026: chi deve riparare e che cosa resta fuori

Il decreto inserisce nel Codice del consumo il nuovo titolo II-bis, articoli da 127-bis a 127-undecies. I fabbricanti dei prodotti dell’allegato II-decies devono riparare i beni guasti anche a garanzia scaduta, gratuitamente o a un prezzo ragionevole, purché la riparazione sia tecnicamente possibile. Se non lo è, può essere offerto un bene ricondizionato.

L’elenco comprende lavatrici e lavasciuga, lavastoviglie, apparecchi di refrigerazione, display elettronici, apparecchiature di saldatura, aspirapolvere, server e sistemi di archiviazione dati, smartphone, telefoni cordless, tablet, batterie per mezzi di trasporto leggeri e apparecchi di riscaldamento domestico. Computer portatili, console e fotocamere, che nello store occupano rubriche intere, non vi compaiono.

Il decreto interviene anche sulla disponibilità delle parti di ricambio. La direttiva 2024/1799, da cui discende, vieta ai fabbricanti di ostacolare con clausole contrattuali o con tecniche hardware e software l’uso di componenti compatibili o usati da parte dei riparatori indipendenti.

Garanzia estesa, preventivi confrontabili e la questione dei manuali

Chi sceglie la riparazione durante la garanzia legale ottiene una proroga una tantum di 12 mesi della responsabilità del venditore, per i contratti conclusi dal 31 luglio 2026. Il riparatore può consegnare un modulo europeo con natura del guasto, prezzo e tempi: la consegna è facoltativa, le condizioni restano invariate per 30 giorni e, se il lavoro non viene eseguito dopo l’accettazione, spettano almeno i costi di diagnostica.

Per trovare un riparatore servirà la piattaforma online europea, che l’articolo 7 della direttiva fissa entro il 31 luglio 2027. Intanto, il decreto istituisce presso il Ministero delle Imprese e del Made in Italy l’Osservatorio nazionale sulla riparazione.

Tra le misure di promozione possibili la direttiva cita buoni per la riparazione, campagne informative, corsi e sostegno ai Repair Café, da notificare entro il 31 luglio 2029.

Sui manuali, il nodo lo indica iFixit stessa: l’ostacolo alle riparazioni domestiche sta nella mancanza di informazioni più che nella lunghezza del cacciavite e, precisa l’azienda, i suoi kit di riparazione non sostituiscono la documentazione pubblica.

Il lato brillante: barboncini, squali e cacciaviti da cassetto

Il mondo della riparazione – e iFixit in particolare – non mancano di ironia e così, nella guida introduttiva ai teardown, gli smontaggi con cui l’azienda ha costruito la propria fama, elenca con aria seria le cose da non smontare: il barboncino di casa, il pacemaker del nonno, qualunque apparecchio contenente plutonio e Optimus Prime.

I kit di cacciaviti pescano i nomi dal mare: Mako, Moray, Manta, Mahi e, ultimo arrivato, Megalodon, presentato nello store italiano come la risposta al caos dei cacciaviti per la casa moderna.

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