Dall’evento Lombardia Innovativa. Dove il futuro è in anticipo spunti per un’impresa più Sostenibile anche grazie a facilitazioni regionali. I vincitori del bando 2021/22 e la prossima call. Anche per le Pmi
Sei partenariati – unione di imprese, istituti di ricerca e associazioni no-profit – sono stati premiati da Regione Lombardia come modello di innovazione futura nelle filiere agroalimentari, nell’industria medicosanitaria, ma anche in quella pesante.
L’evento Lombardia Innovativa. Dove il futuro è in anticipo, tenutosi la scorsa settimana, oltre ad avere lanciato il nuovo bando (fino al 16 gennaio è possibile candidare la propria cordata tenendo conto che il bando di Regione non vuole selezionare dei campioni, ma premiare un tipo di innovazione fondato sulla collaborazione e sul concetto di open innovation) ha posto le basi per una nuova Lombardia industriale.
È Fabrizio Sala, assessore all’Istruzione, Università, Ricerca, Innovazione e Semplificazione e neoeletto Deputato della Repubblica, a sottolineare alcuni orizzonti concreti da considerare: “nella Lombardia del futuro sarà possibile emettere autorizzazioni istantanee grazie all’interoperabilità dei dati e alla blockchain. Anche la sanità sarà più veloce grazie ai dati: l’unico limite, dice, sono le norme sulla privacy, che non sono al passo con l’evoluzione dei mezzi di comunicazione“.
“L’approccio tradizionale all’innovazione – ha precisato Marco Tarabini, professore del Politecnico di Milano e premiato insieme alla cordata Jrc Matt – portava le imprese a sviluppare nuove soluzioni al proprio interno, cercando di far trapelare il meno possibile le informazioni. Un modo di fare che potevano permettersi solo grandi imprese, rare nel panorama lombardo“.
Open innovation, al contrario, significa innovazione aperta: un processo che coinvolge un’intera filiera, in cui le informazioni circolano rapidamente e moltiplicano il loro impatto; gli sforzi di più soggetti sono coordinati grazie al dialogo e al superamento di una logica di conflitto e competizione.
“Per questo si parla di filiera integrata – ha puntualizzato Ilaria Massari, general manager presso Reindustria Innovazione, mentre presenta il modello innovativo Sistema cosmetico lombardo – attuabile solo grazie alla collaborazione di tutti gli attori nella filiera che lavora in armonia e guarda al mercato internazionale“.
Non solo la filiera produttiva, ma anche quella formativa, con un importante ruolo di Università e Fondazione Its. Un ruolo centrale spetta all’informazione: Marco Rasella, innovation manager presso la Advanced Technology Valves di Colico, ha raccontato come l’azienda, capofila del modello FisVal riesca a essere leader mondiale nel settore delle valvole per gli idrocarburi grazie a una filiera costruita intorno alla tracciabilità.
“Le nostre valvole – ha precisato Rasella – devono durare anni in condizioni estreme, per esempio a centinaia di metri di profondità. Possono farlo grazie a un processo produttivo garantito dalla materia prima alla consegna, e alle informazioni che la valvola stessa è in grado di comunicare mentre funziona“.
Si tratta di un dispositivo smart, come quello proposto dal modello Dsf fluidica digitale per le scienze della vita: “una flebo intelligente – l’ha definita Andrea Pietrabissa, chirurgo e professore presso la Fondazione Ircss San Matteo – che permette di erogare fluidi in modo molto più preciso rispetto agli strumenti tradizionali e con una richiesta molto inferiore di sorveglianza da parte del personale sanitario, la cui carenza affligge il nostro sistema sanitario“.
L’innovazione, del resto, è un fattore cruciale anche per la transizione verso la Sostenibilità. Se un approccio collaborativo e una riorganizzazione delle filiere migliorano l’equità e la resilienza del sistema produttivo, alcuni progetti toccano più direttamente i temi ambientali.
Il modello PerForm Water, presentato dal manager dell’ufficio ricerca e innovazione di Gruppo Cap, Marco Bernardi, ha permesso di testare nuovi processi di gestione delle acque in realtà industriali, che pongono le basi per aumentare l’efficienza della rete idrica, ridurre la quantità di fanghi di depurazione prodotti e recuperare più energia e materie prime secondarie, come il biometano e il fosforo per la concimazione.
Marco Bernasconi, ad e fondatore di FlaNat Research, è capofila del modello sPatialS3, che grazie alla sperimentazione di nuove colture come la camelina sativa ha sviluppato un’intera catena del valore, che riduce drasticamente l’uso di acqua e fertilizzanti e usa ogni parte della pianta per restituire prodotti che vanno dagli alimenti e integratori fino al mangime zootecnico, a contenitori compostabili e concimi naturali.
“Una pianta infestante – ha spiegato Bernasconi – diventa così una risorsa per migliorare la salute, grazie all’altissimo contenuto di omega 3 e 6, e aumentare la resilienza del sistema agricolo a situazioni estreme come la siccità, visto che la camelina richiede una quantità di acqua di molte volte inferiore rispetto a riso e mais“.
Regione Lombardia ha un ruolo centrale nel supportare ricerca e innovazione. Con la Strategia di specializzazione intelligente (S3), approvata dall’Unione Europea, questa Regione ha individuato i settori in cui ha una maggiore vocazione innovativa.
Ciò le permette di gestire fondi specifici che giungono dalla programmazione europea. Otto cluster tecnologici dell’innovazione supportano le imprese e del territorio nell’accesso ai bandi e nella creazione di reti.
La regolarità con cui la Regione emana bandi per l’innovazione permette alle imprese di arrivare preparate e dedicarsi alla stesura di progetti. A sua volta, questo rapporto di fiducia moltiplica l’impatto dei fondi pubblici, che diventano una leva per attivare investimenti privati.
Bando Pmi online dal 25 gennaio
Gabriele Busti, dirigente Programmazione e Governance della ricerca e dell’innovazione, ha anticipato alcune iniziative: dal 25 gennaio sarà possibile aderire al bando Ricerca e Innova dedicato alle piccole e medie imprese, che dovrebbe essere finanziato per tutto il settennio della nuova programmazione comunitaria (2021-27).
L’Autorità di Gestione di questi fondi è guidata da Dario Sciunnach, che conferma: “dei due miliardi assegnati alla Lombardia, circa un quarto saranno destinati all’innovazione“; modera però gli entusiasmi: “l’aumento dei fondi assegnati all’Italia dipende dall’arretratezza rilevata rispetto a una serie di standard“.
Per quanto riguarda la sostenibilità, aggiunge, non è un caso che i progetti vadano nella direzione giusta. Quella di promuovere la transizione ecologica attraverso i fondi per la coesione e per la ripresa dal Covid è stata una scelta ben precisa della Commissione europea.
Il principio chiave è quello del Dnsh (Do no significant harm, cioè non fare danni significativi), che impone di verificare che ogni euro investito per raggiungere un obiettivo di sviluppo non danneggi gli altri.
Concretamente, questo si traduce in una serie di obblighi di certificazione da parte dei beneficiari dei bandi. “È in corso un dialogo con le associazioni di rappresentanza – precisa Sciunnach – per evitare che questo si traduca in un impatto eccessivo in termini di burocrazia; abbiamo scelto di evitare un approccio integralista nell’imposizione di questi vincoli“.
L’innovazione secondo Piero Bassetti
Anche Piero Bassetti ha preso la parola durante l’evento Lombardia Innovativa. Dove il futuro è in anticipo.
Bassetti, che fu il primo a presiedere la Regione Lombardia dalla sua istituzione nel 1970, nonché velocista – partecipò come riserva alle olimpiadi di Londra del 1948 – ha parlato dell’innovazione usando la metafora della corsa.
“Mentre chi marcia ha sempre un punto di contatto con il terreno, il corridore si stacca dal suolo per spiccare il volo. L’innovazione avviene quando facciamo questo: non è solo cambiamento, ma comporta un rischio, come quello che affrontò chi scoprì il fuoco, che gestì chi pose le basi il capitalismo con la creazione delle assicurazioni navali e che ora tocchiamo di nuovo con la fusione nucleare“.
Importante, però, anche la componente culturale dell’innovazione: “Quattro lombardi stanno insieme in modo diverso da quattro toscani: l’istituzione deve saper cogliere e interpretare questa diversità, questa appartenenza“.
Testo redatto da Eugenio Amato
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