La popolazione mondiale è salita a otto miliardi. Quasi una persona su dieci (cioè 828 milioni) soffre la fame, aggravata dal mix cambiamenti climatici-pandemia-guerra. Sono i dati forniti dal report di Coldiretti dello scorso novembre – basato sulle ultime statistiche dell’Onu – che vogliono dire solo una cosa: è tempo di pensare a cibo alternativo o sintetico.
Sfamare l’umanità è una delle cause più nobili da quando esiste quella presa di coscienza collettiva tipica dell’era moderna. Non è facile produrre delle fonti energetiche e commestibili in territori in cui scarseggia ogni forma di materia prima, o dove è impossibile reperirla per problemi di varia natura.
Ci si può dunque espandere nelle riflessioni e dalle teorie si può passare alla pratica. Le ricerche scientifiche e le nuove tecnologie, facendo leva sulle tradizioni culinarie del mondo intero, sono in grado di offrire soluzioni decisive.
Cibo sintetico o alternativo: gli insetti edibili
Se ne è parlato molto anche in Italia per via della farina di grillo, ma gli insetti edibili rappresentano in varie parti del globo un’ottima alternativa al solito (e assente) cibo.
Secondo uno studio pubblicato sulla rivista Plos One e realizzato dall’università di Pisa e Parma con altri atenei nel mondo, il tipico fruitore di questo alimento potrebbe essere un uomo giovane.
La ricerca realizzata tra febbraio e marzo 2022 è basata su un campione di circa 3mila persone in 5 nazioni: Belgio, Cina, Italia, Messico e Stati Uniti. Il maggiore rifiuto all’alimento si è registrato in Italia, mentre la maggiore propensione a provare l’alimento è in genere tra i 18 e i 41 anni.
Farina di grillo e carne sintetica
Nel report Nomisma per la IX Conferenza economica di Cia-Agricoltori Italiani, si stima che con l’aumento dei prodotti a base di insetti, in Europa, avremo 260mila tonnellate per oltre 390 milioni di consumatori entro il 2030.
Inoltre viene previsto un calo produttivo degli insetti interi di quasi il 15 percento. Saliranno in media del 5 percento le vendite di pane, sostituti della carne e nutraceutici, a base di polvere di insetti.
Il mercato della carne in vitro, intanto, ha raggiunto un giro di investimenti pari a 1,3 miliardi. Si prospetta un aumento fino a 2,1 milioni di tonnellate per il 2030.
E con il via libera della Food and drug americana alla carne di pollo prodotta in laboratorio, l’Europa comincia a interessarsi. Basti vedere l’aumento di laboratori e startup: dai 13 del 2016 ai 117 del 2022.
Sulla scia delle innovazioni scientifiche e tecnologiche, c’è chi prova a dare vita a proteine alternative contenute nel pesce. Donaldson Solaris Biotech e Wildtype hanno stipulato un accordo per progettare una famiglia di bioreattori di nuova generazione per soddisfare la crescente la domanda di pesce.
L’iniziativa del Crea
Dopo aver realizzato un questionario per valutare l’opinione e la percezione dei consumatori in merito a prodotti analoghi o alternativi alle proteine di origine animale, i ricercatori del Crea Alimenti e Nutrizione hanno le idee chiare.
Gusto, salute e caratteristiche nutrizionali guidano le scelte alimentari della maggior parte degli intervistati, che vanno fra i 30 e i 59 anni. Solo dopo vengono criteri quali costo, tutela dell’ambiente e praticità d’uso.
Sui prodotti alternativi alla carne, però, mancano evidenze scientifiche robuste. Così il Crea ha aiutato il ministero dell’agricoltura a costruire il Piano Strategico Nazionale, cioè il documento per la politica agricola italiana dei prossimi anni.
I centri Crea stanno dunque realizzando a Roma un laboratorio specifico per lo studio dei metaboliti della carne sintetica. L’obiettivo è valutarne l’eventuale impatto sulla salute umana.
Si tratta di campi ancora da esplorare, che però possono portare benefici fondamentali per l’umanità. Una volta creati cibi sintetici o alternativi che soddisfano in pieno il fabbisogno calorico e giornaliero dell’essere umano medio, il futuro è a portata di mano.
E la fame del mondo potrà essere forse un lontano ricordo.
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