Arriva anche in Italia il Posidonia Green Festival in scena tra luglio e ottobre. Un eco-evento celebrativo della bellezza e dell’importanza della Posidonia oceanica attraverso una serie di attività artistiche, educative e di sensibilizzazione ambientale
Arte, scienza, ecologia e sviluppo sostenibile: un gruppo di amici hanno organizzato il Posidonia Green Festival per promuovere, attraverso un festival, questa pianta marina utilissima.
Educazione e consapevolezza, coinvolgimento della comunità, promozione di politiche ambientali, sostenibilità e innovazione: questi gli obiettivi attraverso i quali il festival vuole lasciare la sua impronta ecologica.
L’eco-festival, nato nel 2008 a Formentera, isola delle Baleari, dopo circa 30 anni e altrettante edizioni offre idee e possibili soluzioni innovative ai problemi legati ai cambiamenti climatici, unendo la scienza all’arte, un ponte di comunicazione per sensibilizzare e promuovere il cambiamento sociale verso una direzione più favorevole alle necessità ambientali.
Due gli appuntamenti che attendono il festival nel 2025: dall’11 al 13 luglio a Bogliasco (Liguria) e poi in autunno, si va in Spagna, dove il festival sarà atteso al Museum Maritime di Barcellona il 4 e 5 ottobre.
Un eco-evento straordinario e celebrativo della bellezza e dell’importanza della Posidonia oceanica attraverso una serie di attività artistiche, educative e di sensibilizzazione ambientale.
E fa nascere anche una piattaforma globale per il cambiamento, ispirando una nuova generazione di attivisti e artisti, impegnati nella protezione dei mari e degli oceani, grazie anche alla scoperta e all’uso di nuove proposte scientifiche.
Una scienza che può, quindi essere pop, nel senso che, viene presentata in modo accessibile e interessante per un pubblico ampio. La scienza è sempre più divulgata attraverso media popolari come documentari, libri, podcast e social media, facendo in modo che sia più comprensibile e attraente anche per chi non è esperto.
Raccontare la Posidonia oceanica
Artisti e scienziati collaborano sempre più frequentemente per sensibilizzare il pubblico sui cambiamenti climatici, sulla perdita della biodiversità e sull’importanza della conservazione marina.
Invece di presentare la Posidonia come una pianta fragile e minacciata, possiamo narrarla come una vera e propria eroina del mare: questo avviene durante il Posidonia Green Festival. Oltre al suo valore ecologico, la Posidonia è anche una musa ispiratrice per la scienza e l’arte.
“Un Eco-Festival di Arte e Natura dove musica, cinema, fotografia e arti performative si fondono con la scienza e la formazione per una diffusione di conoscenze e di buone pratiche a difesa del pianeta blu. Un evento progettato e prodotto seguendo i principi della sostenibilità ambientale. Un laboratorio partecipativo che collega i mondi dell’ecologia, dell’economia sostenibile e dell’arte in modo innovativo“.
Così lo descrive Edoardo Brodasca, direttore del festival, partecipando all’evento Posidonia dalla scienza al pop, organizzato da Unesco-Ioc, con la collaborazione di E.On.
Esposizioni artistiche e installazioni: il festival ospita opere d’arte visiva ispirate alla Posidonia, con installazioni subacquee, pitture e sculture che rappresentano la bellezza di questo ecosistema marino.
Gli artisti utilizzano materiale naturale proveniente dalle praterie di Posidonia e reinterpretano, in chiave moderna, la forma e i colori di questa pianta. Si organizzano mostre fotografiche subacquee che mostrano la biodiversità che vive nelle praterie di Posidonia, evidenziando il contrasto tra la vitalità delle praterie e le minacce che affrontano a causa dei cambiamenti climatici, dell’inquinamento e delle attività umane.
Si sperimenta anche sul campo, con laboratori didattici e attività interattive che coinvolgono bambini, studenti e adulti nella comprensione dell’importanza delle praterie di Posidonia.
In particolare, laboratori di biologia marina, in cui esperti del settore spiegano il ruolo della Posidonia nell’ecosistema marino e nel contrasto ai cambiamenti climatici.
Ma anche laboratori più spinti verso l’aspetto artistico che trovano il loro innesto nell’ecologica, in cui i partecipanti creano opere ispirate alla Posidonia usando materiali riciclati e naturali, per sensibilizzare sul tema della sostenibilità.
E poi ancora, visite guidate alle praterie di Posidonia, in barca o in immersione, per offrire un’esperienza diretta della loro bellezza e della loro importanza ecologica.
La Posidonia come un’attrice cinematografica
Proiezioni cinematografiche e documentari, perché il festival include anche proiezioni di documentari e cortometraggi che raccontano la vita delle praterie di Posidonia, il loro ruolo nell’ecosistema marino, le minacce che affrontano e le iniziative di protezione in corso.
Le produzioni cinematografiche sono accompagnate da dibattiti e tavole rotonde con scienziati, attivisti e filmmaker, creando uno spazio per approfondire le tematiche legate alla conservazione marina.
Anche da questa parte, più spettacolare del festival, prendono avvio una serie di conferenze e seminari scientifici, che oltre agli eventi artistici, danno l’opportunità a esperti marini, biologi, ecologi e attivisti, di conversare e condividere ricerche e innovazioni sulla conservazione delle praterie di Posidonia, affrontando temi come: il ruolo ecologico della Posidonia oceanica.
Le Tecniche di monitoraggio e restauro ecologico delle praterie. Le soluzioni per proteggere la Posidonia dalle minacce, come l’inquinamento e la pesca distruttiva.
Musica e spettacoli dal vivo
Per rendere l’atmosfera del festival ancora più coinvolgente, la musica è un elemento chiave. Concerti e performance dal vivo, ispirate al tema del mare e della natura, con musica ambientale e soundscape marini che animano le giornate del festival, attirando il pubblico e creando un legame emotivo con la causa, il focus vitale dell’iniziativa: la protezione delle praterie di Posidonia.
Il tutto è reso possibile, grazie alla collaborazione con organizzazioni ecologiche, università, centri di ricerca marini, enti locali e internazionali e anche con aziende impegnate in pratiche sostenibili.
Le partnership con enti pubblici e privati contribuiscono anche alla ricerca di finanziamenti, su una scala più ampia, per la protezione delle praterie di Posidonia e favorisce anche campagna di sensibilizzazione sui social media per coinvolgere persone da tutto il mondo.
Contest fotografici, hashtag creativi e video virali spingono la causa della protezione della Posidonia e della biodiversità marina, creando una comunità globale più impegnata sul tema.
L’approccio multidisciplinare all’ambiente marino
Creare una rete di iniziative e sinergie tra aziende, ricercatori e ricercatrici, università, organizzazioni no-profit, mettendo al centro la stretta relazione tra ambiente e popolazione che quell’ambiente lo vive, è anche quello che fa il progetto Save the Wave, coordinato dal gruppo di Ocean Literacy della Commissione Oceanografica Intergovernativa dell’Unesco.
Nato nel 2021, nell’ambito del Decennio delle Scienze del Mare per lo Sviluppo Sostenibile, promuove la consapevolezza dei cittadini sul ruolo svolto dagli ecosistemi marini per mitigare il cambiamento climatico e lavorare intensamente per un oceano più sano, resiliente e produttivo entro il 2030.
“Coinvolgiamo le popolazioni locali e le scuole, per fare in modo che progetti di questo tipo siano occasione per creare consapevolezza, partecipazione e generare ancora maggior impatto positivo. E per questo sono necessarie anche le aziende” afferma Francesca Santoro, Senior Programme Officer Unesco-Ioc.
Per contrastare i cambiamenti climatici dobbiamo non solo agire in superficie, ma anche immergerci per esplorare i fondali marini: troveremo un’alleata che fa bene a noi e al Pianeta.
Produce ossigeno, tutela la biodiversità e ci permette di monitorare e salvaguardare le coste. Un hotspot di biodiversità che arriva ad ospitare oltre trecento specie diverse, più del 20% di tutte le specie che vivono nel Mar Mediterraneo.
Si stima che 100 m2 di Posidonia oceanica possano assorbire ogni anno circa 13 tonnellate di carbonio. Le praterie costituiscono, infatti, un complesso ecosistema in termini di ricchezza e di interazioni che garantiscono una casa-rifugio per un quarto delle specie di flora e fauna del Mediterraneo, un luogo di riproduzione e sviluppo per molti organismi: una nursery per pesci, molluschi, tartarughe, alghe e molti altri esseri che vivono lì le prime fasi della propria vita.
Le praterie di Posidonia oceanica sono però anche soggette a regressione a causa della crescente pressione antropica che insiste sulla fascia costiera.
Per tutelare e gestire correttamente questi importanti ecosistemi e la loro elevata biodiversità è fondamentale tenerli sotto controllo attraverso opportune azioni di monitoraggio e di eventuale e necessario reimpianto replicabile su larga scala.
Ne è convinto il biologo marino Giovanni Chimienti dell’Università degli Studi di Bari Aldo Moro: “Ritengo che questa tecnica possa essere applicata su larga scala e in qualunque altro contesto mediterraneo in cui Posidonia oceanica cresce (o cresceva) su substrato sabbioso o detritico, e in cui sono presenti impatti meccanici (ancoraggio, pesca…) che minacciano la sopravvivenza di Posidonia e che devono essere regolamentati.
Infatti, la nostra tecnica è basata sul recupero di piante scalzate da ancoraggi e pratiche di pesca. Viceversa, riteniamo che non sia sostenibile prelevare attivamente fasci da una prateria donatrice in salute, né spostare intere porzioni di prateria.
Ovviamente, affinché l’attività di reimpianto funzioni, bisogna si riducono le attività che hanno causato la scomparsa di Posidonia in principio, altrimenti sul lungo termine il reimpianto è destinato a fallire. Pertanto, tali attività vanno eseguite in sinergia con enti gestori e comunità locali per garantire la tutela delle praterie di Posidonia“.
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