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Alla scoperta della Val Cervo, con tappa a La Bursch

la bursch - val cervo

La riqualificazione di un borgo di montagna, ora una Country house con 17 camere, è spunto per visitare la Val Cervo, in provincia di Biella. Esempio di come un territorio può rinascere

L’alta Val Cervo è una di quelle mete di montagna da riscoprire. Siamo nel biellese e a pochi chilometri ci sono Bielmonte e l’Oasi Zegna. Qui il torrente Cervo, che poi diventa fiume per entrare nel Sesia, sprigiona energia.

Anche idroelettrica, visto che le tante industrie biellesi, per lo più tessili, che hanno ricevuto in passato forza motrice per i loro macchinari.

Ora molto meno (molte fabbriche sono chiuse) e la sua funzione è scorrere fresco accanto alla provinciale che porta a Campiglia Cervo e a tutta una serie di borghi che racchiudono tanta storia, molta della quale ha origini dalla civiltà dei Walser che, oltre alla Valsesia, hanno vissuto anche qui.

Ed è proprio in onore del dialetto Walser che l’imprenditrice Barbara Varese ha chiamato il suo resort – che dal 2018 cresce di pietra in pietra – La Bursch, ovvero casa, rifugio, tana.

Siamo nel cuore della Val Cervo (Serv in piemontese), precisamente a Oretto, dove con i tanti oggetti selezionati dai viaggi del padre, ma anche dalle suppellettili dei nonni, ha preso vita una country house con 17 camere (una diversa dall’altra), caratterizzata da diverse piccole abitazioni in pietra collegate tra loro in un susseguirsi di ambienti, stanze e angoli nascosti.

Chiedete al direttore di La Bursch, Andrea Saccon o al suo braccio destro Marianna Walser (neanche a farlo apposta) di accompagnarvi nella visite di questa piccola casa museo. Ogni particolare crea stupore.

Riqualificazione in classe A

È un lavoro di recupero anche sul fronte della bioedilizia quello che ha messo in atto Barbara Varese: una buona strada per riqualificare i borghi in maniera conservativa, ma anche efficiente, le vecchie strutture: qui si è arrivati alla Classe energetica A.

La country house è in continuo divenire: ora l’attenzione è sull’edificio che ha già dato vita a una parete di arrampicata e fra poco sarà ristrutturato internamente recuperando anche il sotto tetto, che una volta era usato per seccare la canapa, che qui non veniva coltivata, ma lavata con tanta fatica dai contadini (grazie ancora una volta alle acque del Cervo) per poi diventare tessuto nelle vicine fabbriche. Tutto torna.

Lo scorso anno ha fatto capolino anche un biolago per immergersi nelle giornate calde, ma l’obiettivo, ci spiegano, è anche quello di instaurare un circolo virtuoso per far tornare con il tempo alcuni animali scomparsi.

Orto in cucina

E poi c’è l’orto, anzi, lo St’Orto (che dà il nome anche alla cantinetta). Piccolo, ma interessante, è voluto dalla chef Erika Gotta: i colori e i sapori delle erbe sono raccontati nel menù (fatevi dare anche il suo quadernetto speciale) per poi sprizzare nel palato.

Gotta ama associare sapori dolci a quelli più agri in un mix perfetto, tant’è che le olive taggiasche si gustano anche in un dolce.

Economia rigenerativa e buone pratiche

Il valore sta nell’accoglienza, ma anche nel recupero delle tradizioni della valle così ben espressa nella mappa di comunità che il poster appeso nel giardino de La Bursch riporta saggiamente.

mappa di comunità val cervo

Barbara Varese fa notare anche che “già la ristrutturazione conservativa del borgo ha creato nuovi posti di lavoro e fatto rinascere luoghi abbandonati e ora bonificati, con effetto imitativo, così da far crescere turismo con ricadute indirette positive su tutto il territorio“.

“La nostra volontà – conclude Varese – è quella di proseguire l’opera di restauro conservativo di tutto il borgo, inserendo anche una bottega. Migliorare il progetto di benessere in senso ampio, con cibo totalmente a km zero – già ora non si acquista nulla dalla Gdo ma solo da piccoli produttori. Stiamo, inoltre, lavorando sempre più in ottica green per inserire tutti gli stampati (menù, cavalierini…) in fibre naturali“.

L’acqua in camera è servita in bottiglia, ma l’accordo con il fornitore è che ritiri il vuoto a rendere.

Una volta saliti a La Bursch – si può arrivare comodamente in auto elettrica: la struttura si sta attrezzando per una ricarica, ma comunque vicino al ponte ci si può collegare a una colonnina sulla strada – si possono scegliere vari itinerari escursionistici o attività sportive tra cui il tennis al Circolo di Rosazza, giri in ebike o le attività olistiche condotte da Natalina Bassetto, esperta di Tai Chi e Qi Gong.

In un attimo, per sentieri, poi si arriva a Oropa. E qui si apre un mondo parallelo che vede la Val Cervo terreno fertile di spiritualità.

Punti focali del restauro conservativo de La Bursch

  • palazzo in classe A, ricostruito con cappotto termico e pietre già preesistenti
  • riscaldamento caldaia a pellet (privo di colle, proveniente dalla Valle d’Aosta), a zero emissioni con consumi abbattuti del 70%, in passato tutto il borgo era riscaldato a gasolio (non arriva gas metano)
  • coibentazione di tutti i tetti
  • infissi con doppi vetri
  • recupero acqua piovana per servizi igienici
  • non è stato possibile installare pannelli solari in quanto La Bursch è sotto stretti vincoli storici e architettonici essendo Naf (Nucleo di antica formazione), ma tutto ciò che si poteva fare per migliorare efficientamento energetico è stato fatto
  • effettuati consolidamenti strutturali
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