Home Eco Lifestyle Carlsberg, quando lo spillatore di birra si fa arredo urbano

Carlsberg, quando lo spillatore di birra si fa arredo urbano

progetto carlsberg italia

Take back-give back è il nuovo progetto di Carlsberg Italia sviluppato ad hoc sul territorio milanese. Nello specifico nel quartiere di Bovisa, in Municipio 9, dove i fusti DraughtMaster sono stati restituiti alla comunità sotto forma di arredo urbano. Upcycling in nome della collaborazione tra studenti, cittadini, aziende e istituzioni. Ce lo racconta Serena Savoca in questa nuova puntata di Pink&Green

I fusti DraughtMaster – realizzati in Pet – una volta usati tornano ad avere vita con il progetto pilota di Carlsberg Italia, Take back-give back.

È questo un progetto di economia circolare che consente di trasformare i fusti esausti in arredi urbani, “riducendo del 90% le emissioni di CO2 nella fase finale di creazione degli oggetti“, come affermato da Serena Savoca, marketing e corporate affairs director di Carlsberg Italia.

Per farlo, Carlsberg ha coinvolto 30 punti vendita da cui ha recuperato fusti esausti per un totale di oltre 2.300 kg di plastica, che equivalgono a circa 300mila birre bevute.

“Il progetto – ha commentato Serena Savoca – è frutto di un’operazione di economia circolare che guarda al futuro, anticipando nuove strade possibili“. In arrivo anche la responsabilità estesa del prodotto (Epr).

Il materiale raccolto è stato destinato alla comunità di Bovisa a Milano – Municipio 9 – tramite la seconda edizione dell’iniziativa di quartiere DaCosaNasceCosa a cura dell’associazione culturale Repubblica del Design, impegnata nella rigenerazione delle periferie milanesi.

Dunque, la plastica raccolta da Carlsberg è stata impiegata in un workshop con studenti del Politecnico di Milano e designer della zona che hanno ideato oggetti per la cittadinanza: panchine, sgabelli, tavolini portabici e sedute di cortesia.

Indispensabile la partecipazione delle associazioni di quartiere e degli esercizi commerciali dell’area, come BovisAttiva e Circolo Bovisa, che hanno permesso di individuare le necessità degli abitanti.

Infatti, i prodotti derivati dall’upcycling saranno installati nell’ambito di un intervento di riqualificazione del parchetto di via Candiani e in via Mercantini. Il tutto grazie alla valorizzazione dei rifiuti plastici operata da Design Differente, il fablab specializzato in rigenerazione di neo-materiali.

Dal punto di vista tecnico, Daniele Crippa, PhD in allestimento e docente dello Iuav di Venezia e del PoliMi che ha seguito il workshop e ha guidato l’intero processo di trasformazione, ha dichiarato che per la realizzazione degli oggetti “i ragazzi hanno prima triturato i fustini poi, con un estrusore industriale hanno dato forma a delle barre polifunzione“. Così da ottenere una riproducibilità sensata e abbattere costi e consumi.

Economia circolare: locale e sociale

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Come ha ricordato la presidente del Municipio 9, Anita Pirovano “per prendersi cura dello spazio pubblico è sempre più necessaria la collaborazione tra amministrazione, privati e cittadinanza attiva. Solo così sarà possibile l’applicazione di un’economia circolare locale attenta all’impatto sociale dei progetti“.

Serena Carpentieri, vicepresidente Legambiente, ha evidenziato il valore di progetti simili che “grazie a un lavoro di formazione e informazione contribuiscono ad accrescere la sensibilità delle persone verso il rispetto dell’ambiente e delle risorse“.

Presente all’illustrazione dei risultati del progetto Take back-give back anche Barbara Meggetto, presidente Legambiente Lombardia.

“È sempre più evidente l’importanza di agire da parte delle Istituzioni – ha sottolineato Meggetto – che devono iniziare a prevedere di accompagnare concretamente la transizione, anche economicamente“.

Upcycling, avanti tutta

L’incontro è stato moderato dal direttore di Greenplanner.it, M.Cristina Ceresa, esperta di Economia circolare e conduttrice di Pink&Green. Tra i vari aspetti è stato messo in luce come siano pochi i veri progetti di upcycling, mentre “questo lo è in pieno” afferma Ceresa.

Crippa lo conferma anche quando la moderatrice lancia ai presenti la palla: “voi nella vita di tutti i giorni come vivete in prima persona l’upcycling“. Serena Savoca ricorda che nei loro uffici sono presenti diversi componenti di arredo sviluppati sempre con i fusti esausti dai colleghi danesi.

Altre risposte, invece, sono riconducibili, tutte a buone pratiche di riuso, ma non di vero upcycling. È segno che i fab lab, come Design Differente, hanno una bella responsabilità a studiare nuovi processi di trasformazione di tutto ciò che è scarto, ovvero, giacimenti di materia futura.

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