Home Eventi C’è più plastica che alberi. Dobbiamo invertire al più presto la rotta

C’è più plastica che alberi. Dobbiamo invertire al più presto la rotta

giornata degli alberi
Immagine da Depositphotos

Oggi è la giornata degli alberi. A loro dedichiamo tanto spazio (su questa testata) ma forse, scriverne, parlarne non basta… In giro purtroppo c’è più plastica dispersa nell’ambiente che radici di alberi. E questo non ci fa bene

Si è appena conclusa a Nairobi la terza sessione del Comitato Negoziale Intergovernativo (Inc3) che aveva come obiettivo il raggiungimento del Trattato globale sulla plastica. E le notizie non sono buone. Anzi, Greenpeace parla di fallimento. L’ennesimo.

“Se vogliamo proteggere il nostro clima, la nostra biodiversità e la nostra salute, dobbiamo ridurre la produzione di plastica almeno del 75% entro il 2040 – urla Graham Forbes, capo delegazione di Greenpeace ai negoziati perché come nota – i Governi stanno permettendo agli interessi legati ai combustibili fossili di guidare i negoziati verso un trattato che, senza alcun dubbio, aggraverà la crisi climatica e accelererà un cambiamento climatico incontrollato“.

La plastica danneggia direttamente ciascuno degli 8,1 miliardi di abitanti di questo fragile Pianeta e non possiamo credere che bastino cure palliative come per esempio piantumando alberi.

Eppure, è proprio quello che sta succedendo da qualche anno a questa parte. Troppe le aziende che investendo in programmi di piantumazione credono di potersi permettere di continuare con le proprie strategie inquinanti.

Ogni giorno in redazione giungono notizie su nuovi alberi piantati. Mancano quasi sempre importanti notizie che dovrebbero essere allegate come su quali terreni si mettono a dimora gli alberi e come verrà organizzata la manutenzione.

Spesso mancano anche le specie scelte. Come vengono irrigate? Quanti mesi o anni hanno le piantine? Mai poi arriva a distanza l’update: quante sono sopravvissute, come sono cresciute?

Intanto, Pefc Italia (ente promotore della corretta e sostenibile gestione del patrimonio forestale) ha appena rilasciato un protocollo standard – in attesa di certficazione – utile per una gestione sostenibile del Verde Urbano.

Ecco i passaggi fondamentali cui punta:

  1. il mantenimento e il miglioramento del verde urbano mediante variazioni di superficie e censimento del verde e del bilancio arboreo, implementando buone pratiche per contribuire positivamente al ciclo globale del carbonio
  2. il mantenimento della salute e della vitalità degli ecosistemi attraverso il monitoraggio, gli interventi di potatura, la difesa fitosanitaria, la fertilizzazione, l’impianto e la messa a dimora
  3. il mantenimento e lo sviluppo delle funzioni produttive nella gestione delle aree verdi attraverso un piano di cura, di gestione e di regolamentazione del verde
  4. il mantenimento, la conservazione e un appropriato miglioramento della diversità biologica, attraverso la preservazione di aree e specie animali o vegetali a rischio, di aree destinate alla biodiversità e di alberi monumentali e appartenenti a specie rare, mediante l’implementazione di pratiche di prevenzione, mitigazione e compensazione nella costruzione e gestione di infrastrutture in ecosistemi rari, sensibili o rappresentativi
  5. il mantenimento e il miglioramento delle funzioni protettive della gestione attraverso la copertura arborea, l’inventario, la mappatura, la pianificazione di suoli sensibili e di aree con funzioni protettive specifiche dirette nonché l’impermeabilizzazione e regimazione delle acque meteoriche e la stima del fabbisogno irriguo
  6. il mantenimento delle altre funzioni e delle condizioni socio-economiche tramite la comunicazione e l’invito alla partecipazione pubblica, il monitoraggio del rischio connesso alla presenza di alberi, la gestione assicurativa di eventuali danni o controversie e l’analisi di problematiche relative a pollini e allergeni, oltre alla valutazione dell’inquinamento acustico e alla supervisione dell’indice di specializzazione del personale impiegato nel settore verde

Nel frattempo, i negoziati sull’uso della produzione di plastica riprenderanno in Canada ad aprile 2024. Nel frattempo a giorni richiamerà la nostra attenzione la Cop28.

Ma i segnali sono già distonici. Chissà a quanti alberi dovremo chiedere aiuto per compensare questa Cop che organizzata negli Emirati Arabi richiede un dispendio energetico al di sopra di qualsiasi umana tolleranza.

Crediti immagine: Depositphotos

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